mercoledì 30 dicembre 2015

DAS: NELLA PASTA PER MODELLARE C'ERA L'AMIANTO

Uno dei giochi più diffusi negli anni ’70 conteneva il 30% di  fibre di amianto. Lo rivela uno studio dall’Azienda Sanitaria e dell’Università di Firenze e pubblicato sulla rivista scientifica Scandinavian Journal of Work Environment and Health.
Il panetto DAS venduto negli anni '70 
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Il marchio DAS nasce da un acronimo del nome del suo inventore, Dario Sala, che lo brevettò nel 1962 Nonostante il successo planetario di questa pasta per modellare ampiamente utilizzato nelle scuole, ma anche da artigiani, restauratori di ceramica e artisti, Dario Sala non si arricchì con il suo brevetto, che cedette presto e per un prezzo molto contenuto alla Adica Pongo di Lastra a Signa. Cercando tra i documenti conservati presso l'Archivio di Stato di Torino, i ricercatori hanno trovato i registri su cui era stato segnato l'acquisto di "centinaia di tonnellate di amianto grezzo" dall'amiantifera di Balangero, la più grande cava di amianto che si trova in provincia di Torino.
La ricostruzione storica del prodotto ha permesso di stabilire che circa 55 milioni di confezioni di "Das" contenenti amianto sono stati prodotti e venduti sul mercato interno sia internazionale in 13 anni, con un numero di utenti valutabile nell'ordine di milioni. La pasta modellabile veniva esportato in Olanda, Inghilterra, Norvegia e Germania. Quei panetti grigi, che potevano essere modellati e poi gradualmente indurivano, erano fatti a quanto pare per il 30% di amianto (il resto era talco e gesso).
Per i primi tre anni, 'Das' è stato commercializzato in polvere da miscelare con acqua e successivamente in pasta pronta all'uso.  E proprio nell'impasto della celebre pasta da modellare "Das" venivano inserite anche fibre di amianto, dannose per la salute. Chi è cresciuto fra gli anni 60 e 70, ha conosciuto il DAS e ci ha giocato. Rispondono inoltre pienamente alla Norma Armonizzata En 71 parti 1, 2 e 3:2013 in ambito europeo, nonché all'Astm D-4236 negli Stati Uniti.
"Dato che il 'Das' e stato commercializzato in Italia ed esportato in altri paesi europei - sottolineano gli autori dello studio - i nostri risultati suggeriscono che ai pazienti affetti da mesotelioma che non riferiscono di essere stati esposti ad amianto per motivi professionali, dovrebbero essere chiesto se in passato hanno usato il 'Das'".
SOLO L'ESPOSIZIONE E AD ALTE DOSI AUMENTA IL RISCHIO DI CONTRARRE MALATTIE
«Tutti i tipi di amianto sono cancerogeni, ma sostenere che basta una fibra nell’aria per ammalarsi è falso. Ciò non significa che debbano essere trascurate le esposizioni anche modeste».
È quanto affermato dall’epidemiliogo professor Corrado Magnani, docente di Statistica Medica all’Università del Piemonte Orientale, epidemiologo esperto in problemi delle patologie da amianto.
«Come per i danni del fumo, anche le malattie legate all’amianto sono dose-dipendenti. È importante la durata dell’esposizione, ma insieme alla dose. Ovvio che l’esposizione alla quale può essere sottoposto uno studente o un docente in un caso come questo è molto differente da quella ad esempio di un operaio della manutenzione o da chi con l’amianto lavorava a diretto e stretto contatto come accaduto all’Eternit di Casale Monferrato».
«Se l’amianto è in una parte compatta, ad esempio di cemento, o ben legata alle matrici gommose - spiega sempre il professore - è difficile che le fibre vengano rilasciate, anche dal linoleum usurato». Tuttavia, «la possibilità che materiali vecchi e usurati rilascino polvere non può essere esclusa: dove l’amianto viene osservato allora si è creata una situazione di pericolosità».
Le polveri contenenti fibre di amianto se respirate possono causare malattie molto gravi, come l’asbestosi, il carcinoma polmonare e il mesotelioma, una forma di tumore a cui si sopravvive in media 7-8 mesi dal momento della diagnosi. Le fibre di amianto sono sottilissime e non c’è una soglia di rischio al di sotto della quale la loro concentrazione nell’aria non sia pericolosa. Una volta entrate a contatto con i tessuti del sistema respiratorio, le fibre possono impiegare decenni prima di causare qualche patologia (e non sempre la causano).
Chi ha utilizzato il DAS in quegli anni nella sua forma in pasta umida, quindi senza elementi volatili durante la lavorazione, deve comunque rassicurare. L'amianto diventa pericoloso solo se viene inalato e dunque in forma di polvere. Dal 1976 in poi l’amianto fu sostituito con la cellulosa.   Tuttavia, riporta lo studio, è possibile che qualcuno possieda ancora oggetti modellati tra il 1960 e il ’70, ma questi articoli non rappresentano un rischio per la salute di chi li possiede. Viene comunque raccomandato di non rompere tali oggetti e, in particolare, di non ridurli in polvere, perché le fibre di amianto potrebbero ancora disperdersi in aria con il rischio di essere inalate.
L’amianto è stato utilizzato per decenni in prodotti di ogni genere, dalle coperture dei tetti alle tubazioni, passando per le vernici, le auto, la plastica e le uniformi ignifughe. Era anche utilizzato in polvere come sistema per filtrare meglio il vino. Finché non è volatile, come abbiamo detto, non rappresenta particolari pericoli.
La pericolosità dell’amianto era nota da tempo: è dal 1930 che nel Regno Unito erano state assunte diverse cautele circa la sua natura cancerogena, ma dovettero passare decenni prima che si arrivasse al completo bando della sua lavorazione in vari tipi di prodotti industriali: in Italia accadde solo nel 1992. 
 
NEL DAS PRODOTTO DA FILA NON C'È AMIANTO 
In una nota la Fila, che dal 1994 produce e distribuisce la pasta Das, ha precisato che «il prodotto in commercio in Italia e all’estero è perfettamente sicuro e pienamente conforme alle normative vigenti». «Sia in ambito comunitario che negli Stati Uniti, la composizione del Das in termini di formulato è stata esaminata da organismi accreditati, che ne hanno confermato la piena sicurezza per l’utilizzo da parte di bambini ed adulti», ha aggiunto. «Lo studio condotto dall’Ispo sulla possibile presenza di fibre di amianto nella composizione del Das si riferisce alla pasta che veniva prodotta e commercializzata da Adica Pongo tra il 1963 e il 1975, molti anni prima dell’acquisizione di quest’ultima da parte di Fila, avvenuta nel 1994», conclude il comunicato.

lunedì 28 dicembre 2015

ALLARME SMOG NELLE CITTÀ. CON MINISTRO GALLETTI NUOVE MISURE ANTI-SMOG

L'allarme smog non dà sosta. La polveri sottili (Pm10) hanno superato il valore limite di 50 microgrammi al metro cubo a Milano e in molte altre zone della Lombardia. 
Il ministro dell'Ambiente, Gian Luca Galletti, ha convocato per mercoledì 30 dicembre al ministero una riunione di coordinamento degli interventi nelle città italiane. 

Antonio Fago e Ministro Galletti
Antonio Fago, presidente della Fondazione Sorella Natura insieme al Ministro Galletti
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Sono stati invitati i presidenti di Regione e i sindaci dei grandi centri urbani chiamati a fronteggiare l'emergenza. Sarà presente anche il capo della Protezione Civile Fabrizio Curcio. 

Critici i livelli delle sostanze inquinanti a Torino,  Milano e Roma.

"Ha sottolineato bene ieri  il ministro dell'Ambiente Gian Luca Galletti -  afferma Antonio Fago, vicepresidente della Fondazione Sorella Natura. Di fronte all'emergenza smog 'la nostra risposta deve essere coordinata e 'di sistema', non in ordine sparso'. E anche noi cittadini dovremmo essere più responsabili e usare quando possibile i mezzi pubblici, lasciando l'auto nei parcheggi delle periferie delle grandi città" 

Galletti, intervistato anche dal Mattino, ha elencato le misure già adottate: un fondo da 5 milioni per aiutare i Comuni che vogliono adottare misure anti-smog «come la “scontistica” che incentiva l’uso dei mezzi pubblici», fondo che si dice pronto «a rimpinguare»; 35 milioni destinati alla mobilità sostenibile (car sharing, piste ciclabili, bike sharing) stanziati nel collegato ambientale approvato la scorsa settimana. 

giovedì 24 dicembre 2015

BOLZANO LA N° 1 PER QUALITA’ DELLA VITA

La classifica del Sole 24 Ore conferma il primato della Provincia più a nord d’Italia.

Bolzano, 21 dicembre 2015 – È Bolzano la provincia dove si vive meglio. È quanto emerge dall'indagine sulla "Qualità della vita" del Sole 24 Ore, giunta alla 26esima edizione, che ogni anno mette a confronto le province italiane decretando il “best place to live” attraverso diversi indicatori statistici. 

Bolzano si posiziona in testa alla classifica per la 5° volta e riscatta, con un deciso balzo in avanti, i risultati meno performanti del 2014 che la vedevano al 10° posto. Sono molti i punti di forza che fanno della provincia altoatesina un luogo ideale dove trascorrere la propria esistenza. 

Nelle prime due macro aree "Tenore di vita" e "Affari e lavoro" eccelle ad esempio nel tasso di occupazione (71% contro una media del 56%), nella quota di crediti in sofferenza (solo 5,7%, ossia meno di un terzo rispetto al valore medio), nei consumi (2.660 euro per famiglia, ben 700 in più della media). 

Buoni risultati anche in "Popolazione", in particolare per l'indice di vecchiaia e la speranza di vita e nel “Tempo libero”, dove è prima per presenze agli spettacoli e nella top ten per sport e spesa dei turisti stranieri. Proprio per quanto riguarda le industrie culturali e creative BLS ha recentemente pubblicato un dossier che fotografa l’Alto Adige come polo estremamente vivace e attrattivo: un territorio che ha saputo rileggersi in chiave contemporanea, qui come in molteplici settori economici, costruendo sulle differenze il proprio futuro. Anche grazie al modello di successo dell’autonomia, che permette all'amministrazione pubblica di essere vicina alla popolazione e alle sue esigenze, con decisive possibilità di stimolo e intervento in conformità al principio di sussidiarietà. 

Il direttore della Business Location Südtirol - Alto Adige (BLS), Ulrich Stofner, commenta: “Armonia è la parola chiave in Alto Adige dove oltre a creare i presupposti per vivere al meglio, incentiviamo chi sceglie il nostro perimetro come destinazione economica con un concreto supporto allo sviluppo dell’idea imprenditoriale. Perché il benessere parte dalla sfera privata e si trasferisce anche alle opportunità di business.”

venerdì 18 dicembre 2015

CHE COS'È IL BIOGAS

Il biogas prodotto attraverso processi di digestione anaerobica è un vettore energetico interessante per il suo contenuto elevato di gas metano che può arrivare fino al 65% del contenuto in volume. Il resto è costituito prevalentemente da CO2, oltre a minime quantità di altre sostanze (acido solfidrico, azoto, etc.).

Tuttavia, in considerazione dell’efficienza attuale delle possibili utenze potenziali, tale contenuto non è sufficiente per utilizzare il biogas come vettore energetico di grande diffusione. Inoltre l’elevato contenuto di CO2 non consente l’introduzione nella rete pubblica del metano o l’utilizzo come metano da autotrazione.
L’evoluzione tecnologica dei trattamenti di estrazione della CO2 e la diffusione della digestione anaerobica come tecnologia di recupero e valorizzazione energetica della materia organica hanno reso economicamente vantaggioso il ricorso alla trasformazione del biogas in biometano.
Il processo detto “upgrading”, serve per produrre un vettore energetico da fonte rinnovabile che abbia le stesse caratteristiche del gas naturale che possa essere utilizzato ed immesso in rete con la stessa efficienza energetica dagli attuali utenti di questo combustibile.

L’upgrading
Il processo di upgrading del biogas può avvenire attraverso l’impiego di diversi processi, sia fisici sia chimici, indirizzati a formare degli composti, sufficientemente stabili, in grado di sottrarre l’anidride carbonica dal biogas. Tra le varie metodologie quelle principali sono: membrane selettive, metanolo a bassa temperatura, soluzioni basiche organiche e inorganiche, acqua ad alta pressione. Tra questi processi quello che presenta maggiore efficacia, economicità e stabilità nel lungo periodo, è certamente l’assorbimento con soluzioni basiche come idrossido di sodio, ammine organiche o ammoniaca. Il processo avviene in due reattori distinti: nel primo reattore avviene una reazione di interazione acido-base tra anidride carbonica e molecola assorbente, nel secondo una reazione di scissione termica del prodotto formato:

1) BASE + CO2 BASE-CO2 T1 = 20-25°C
2) BASE-CO2 + CALORE  BASE + CO2 T2 > 100°C

Smart Upgrading
La separazione del biometano dal biogas avviene in un processo di assorbimento in un solvente di nuova generazione. Per il nostro processo di Smart Upgrading abbiamo identificato una classe di molecole (definite BOLs, Binding organic liquids), oggetto di un brevetto depositato, con una elevata capacità di assorbimento della CO2. Le BOLs sono state selezionate per la loro semplicità sintetica, economicità e sicurezza in campo ambientale e umano. Inoltre queste molecole necessitano di una modesta energia termica nella fase di rilascio dell’anidride carbonica con temperature che non superano i 70-75°C.
Il processo è altamente selettivo verso acido solfidrico e CO2 mentre risulta assolutamente trascurabile l’assorbimento di metano.
Dopo aver identificato, sintetizzato e testato le diverse molecole nei laboratori del Dipartimento di Scienza dei Materiali dell’Università di Milano-Bicocca, si è passati alla verifica dell’efficienza e della stabilità delle molecole selezionate mediante in un impianto sperimentale installato presso il CEM di Cavenago Brianza.
Il reattore lavora con 1 m3/h di biogas reale composto da metano, CO2 e tracce di azoto.

La sperimentazione presso CEM Ambiente era partita nel mese di aprile del 2014 e i risultati scientifici, eseguiti per verificare “sul campo” la fattibilità della tecnologia, messa a punto in 5 anni di lavoro di laboratorio precedenti, ha permesso di arrivare ad un accordo tra Università e CEM ambiente per la realizzazione del prototipo industriale da 100 m3/h.
Lo scopo del prototipo di impianto è quello di verificare l’efficienza della tecnologia sviluppata in condizioni reali di lavoro lavorando sul biogas prodotto presso CEM Ambiente.

PROCESSO dell’impianto da 100 m3/h:
Caratteristica essenziale del processo per l’impianto da 100 m3/h sono le basse temperature (< 85°C) nella fase di stripping, che consentono una semplificazione dell'impianto con riduzione del costo di investimento e ancora più importante una riduzione dei consumi energetici e dei costi correlati.
Il processo di purificazione del Biogas sfrutta, per l’assorbimento e per il successivo rilascio della CO2, anche una diversa pressione nei due reattori. Il processo è simile allo scrubbing con acqua ma utilizza un solvente con efficacia molto maggiore permettendo così di ridurre la pressione di esercizio. Prima di essere immesso nella colonna di assorbimento, il biogas viene compresso tra i 5 ed i 20 bar. A questa pressione il liquido assorbente catturerà selettivamente solo l’anidride carbonica lasciando passare il metano. In una seconda colonna, abbassando la pressione, si otterrà il rilascio della CO2. Il liquido assorbente potrà, quindi, essere riutilizzato per un successivo ciclo di cattura.

CARATTERISTICHE IMPIANTO:
 L’ unità di upgrading è costituite da:
•    colonna di assorbimento CO2;
•    unità di rigenerazione termica e riscaldamento fluido (temperatura massima di esercizio 85°C);
•    Colonna di stripping.
•    Unità di deumidificazione CO2;
L'impianto è stato realizzato in AISI 304.
Lo schema generale dell’impianto può essere riassunto dal seguente schema:



VANTAGGI DELLA SOLUZIONE SVILUPPATA:
L’impianto da 100 m3/h installato presso CEM Ambiente permetterà di quantificare alcuni vantaggi della tecnologia sviluppata:
•    Costi di Upgrading ridotti;
•    Perdite di Biometano inferiori allo 0,05%;
•    Lunga durata del solvente poiché lavora a bassa temperatura;
•    Solventi completamente compatibili con la salute e l’ambiente;

giovedì 17 dicembre 2015

LA CUSTODIA DEL CREATO. PROSPETTIVE DOPO L'ENCICLICA LAUDATO SI E LA CONFERENZA ONU DI PARIGI

Interviene il Ministro dell'Ambiente  Gianluca Galletti
Domenica 20 dicembre 2015, ore 15.30
Fondazione per le Scienze Religiose Giovanni XXIII
Via San Vitale 114 - Bologna

Domenica 20 dicembre 2015, alle ore 15.30, a Bologna presso la Fondazione per le Scienze Religiose Giovanni XXIII si è tenuto il seminario:

“La custodia del creato - Prospettive dopo l’Enciclica “Laudato si” e la Conferenza ONU di Parigi”.

Promosso dal Ministero dell’Ambiente, nell’ambito di un articolato programma di interventi di formazione e di sensibilizzazione sull’importanza della promozione e protezione ambientale, l’incontro intende raccogliere ed approfondire i numerosi stimoli e le prospettive offerti dall’Enciclica “Laudato si”” e dall’accordo sul clima raggiunto alla conferenza ONU di Parigi.

Al centro del dibattito      nuove opportunità per lo sviluppo sostenibile dei paesi più poveri, i partecipanti al seminario esamineranno anche le principali questioni riguardanti la tutela dell’ambiente in Italia, tra cui il dissesto idrogeologico, la qualità dell'aria, la green economy, le fonti rinnovabili e il progetto strategico di educazione ambientale permanente.


Il seminario ha avuto inizio alle ore 15.30.

Ha condotto i lavori Maria Pia Garavaglia, già Ministro della Sanità, attuale Presidente Comitato Femminile della Fondazione Sorella Natura.

In apertura dei lavori gli interventi di:
- S. E. Marçelo Sanchez Sorondo, Cancelliere della Pontificia Accademia delle Scienze
- S.E. Enrico Dal Covolo, Rettore della Pontificia Università Lateranense
- Alberto Melloni, Segretario della Fondazione per le Scienze Religiose Giovanni XXIII

Alle 16.40, riflessioni del Ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti su: “Conferenza Onu di PARIGI: aspettative, esiti e prospettive”.

Alle 18.00 - Roberto Leoni, Presidente della Fondazione Sorella Natura, presenta il progetto strategico di educazione ed azione ambientale “Volontari Amici del Creato” e “Guardie Ambientali Volontarie Amici del Creato”.
Alle 18.30- considerazioni conclusive di S.E. Matteo Maria Zuppi, Arcivescovo di Bologna.

sabato 12 dicembre 2015

COP21: ESCE ALLO SCOPERTO UN'ALLEANZA INASPETTATA

Nel tardo pomeriggio di ieri è stata svelata una notizia, che potrebbe incidere in maniera significativa sull'esito delle negoziazioni: il patto segreto tra il gruppo dei 79 Paesi africani, caraibici e del Pacifico (ACP alliance), e le due grandi potenze, Unione Europea e Stati Uniti.

Il Ministro degli Esteri delle Isole Marshall, De Brum (a sinistra), con il Commissario Europeo per il Clima e l'Energia, Canete)
Il Ministro degli Esteri delle Isole Marshall, De Brum (a sinistra), con il Commissario Europeo per il Clima e l'Energia, Canete). http://www.italiaclima.org/
Il The Guardian ha svelato che il patto è stato caldeggiato, in primis, dal Ministro degli Esteri delle Isole Marshall. Sembra che tutto sia iniziato a luglio di quest'anno, in un incontro per un drink avvenuto ai margini di una sessione negoziale. Sarebbero poi avvenuti altri tre incontri, rimasti fino ad oggi segreti. Secondo il comunicato rilasciato in serata, sono quattro i punti fondamentali oggetto dell'intesa:
  • un accordo che sia vincolante, giusto, inclusivo, ambizioso, duraturo e dinamico;
  • un obiettivo di lungo termine che risulti in linea con le condizioni poste dalla scienza (cioè di 1.5 °C);
  • un sistema di trasparenza e contabilità per verificare l'attuazione degli impegni nazionali;
  • un meccanismo di revisione quinquennale per incrementare adeguatamente i livelli di ambizione individuali e collettivi.
Questo inatteso connubio tra Paesi sviluppati e in via di sviluppo manda un chiaro messaggio all'altro principale schieramento: Cina, India, Arabia Saudita e, in generale, gli LMDCs (Like Minded Group of Developing Countries), insieme agli altri Paesi che fanno parte dell'Umbrella Group (Australia, Canada, GiapponeRussia, Nuova Zelanda). Ora, questi ultimi dovranno scegliere con chi schierarsi. Voci di corridoio parlano già di un'Arabia Saudita pronta ad accettare il target di 1.5 °C, in cambio dell'eliminazione dei riferimenti alla de-carbonizzazione dell'economia. Al contrario, i Paesi più vulnerabili potrebbero vedersi costretti a rinunciare a decisioni ambiziose in relazione al meccanismo di compensazione "Loss and Damage". Sempre secondo il The Guardian, per ieri sera era previsto un altro incontro della nuova alleanza, alla quale dovrebbe seguire un nuovo comunicato stampa nella giornata di oggi. Intanto, proseguono i negoziati ufficiali. Nei loro resoconti, i facilitatori sono per lo più ottimisti, confermando progressi su temi quali l'adattamento, ma riportando ancora difficoltà nel raggiungere il consenso su altre tematiche spinose, come i meccanismi di mercato e il "Loss and Damage". Il Presidente Fabius ha avvertito che i lavori proseguiranno "anche di sera, perché dobbiamo lavorare anche la sera", per consegnare il testo finale ottimisticamente entro le 18 di venerdì.


Benedetta Bianco su Gravità Zero 

mercoledì 9 dicembre 2015

CELEBRE CUOCO ITALIANO SEGNALA L'IMPATTO DEL CAMBIAMENTO CLIMATICO SUI CIBI TRADIZIONALI

Ieri, a Parigi, il famoso cuoco italiano Carlo Cracco si è unito al Fondo Internazionale delle Nazioni Unite per lo Sviluppo Agricolo (IFAD) per lanciare un grido d’allarme sugli effetti del cambiamento climatico sulle colture di alimenti di base e sui cibi tradizionali.



All’evento, programmato in coincidenza con la conferenza delle Nazioni Unite sul cambiamento climatico (COP21), ha preso parte anche il vicepresidente dell’IFAD, Michel Mordasini, che ha dichiarato ai funzionari governativi presenti che “con una popolazione mondiale in aumento e il progressivo riscaldamento del clima, la sicurezza alimentare nel prossimo futuro sarà a rischio.”
Per sottolineare il punto, Cracco ha raccontato al pubblico presente dei viaggi che quest’anno ha intrapreso con l’IFAD in Marocco, dove ha toccato con mano l’impatto negativo che l’inaridimento del clima e la riduzione dei pascoli comportano per le greggi. A un centinaio di chilometri dalla città di Oujda, Cracco ha visitato un progetto, finanziato dall’IFAD, che aiuta gli agricoltori poveri ad adattarsi al cambiamento climatico ripiantando su vaste aree di terreno arbusti locali e cespugli capaci di resistere alla siccità e costruendo piccole dighe.

“Il cambiamento climatico è un dato di fatto,” ha dichiarato Cracco. “Forse si può rallentare, ma non si può fermare. Dobbiamo aiutare chi lavora per recuperare la terra, per dare una svolta al nostro modo di contrastare il cambiamento del clima.”

Attraverso il programma dell’IFAD per l’adattamento dell’agricoltura familiare (ASAP), l’agenzia specializzata delle Nazioni Unite sta aiutando i piccoli agricoltori dei paesi in via di sviluppo, in prima linea nella lotta al cambiamento climatico, non solo a tutelare le economie rurali dagli impatti del cambiamento, ma anche ad aumentare la propria produttività e il proprio reddito.
“La posta in gioco non è mai stata così alta per i piccoli agricoltori”, ha aggiunto Cracco. “È giunto il momento di contrastare il cambiamento climatico.”

In preparazione alla conferenza di Parigi (COP21), l’IFAD ha lanciato la campagna online “Ricette per il cambiamento”, incoraggiando le autorità impegnate dei negoziati a sostenere azioni a livello di ciascun paese per ridurre la vulnerabilità dei piccoli agricoltori rispetto al cambiamento climatico.

“Possiamo fare una differenza, qui a Parigi, se destiniamo una parte maggiore delle risorse destinate a combattere il cambiamento climatico ai piccoli agricoltori, per aiutarli a fare fronte al cambiamento attraverso investimenti quali strade percorribili in qualsiasi condizione atmosferica, sistemi per segnalare tempestivamente il rischio di allagamenti, l’uso di sementi resistenti alla siccità e alla salinità del suolo”, ha aggiunto Mordasini. “Dobbiamo riconoscere il ruolo positivo che hanno i piccoli agricoltori nel garantire la sicurezza alimentare, e proteggere quanti si trovano a combattere in prima linea contro il cambiamento climatico.”

L’IFAD investe sulle popolazioni rurali, mettendole in condizione di ridurre la povertà, aumentare la sicurezza alimentare, migliorare la qualità dell’alimentazione e rafforzare la loro capacità di far fronte ai cambiamenti. Dal 1978, abbiamo investito circa 17 miliardi di dollari in donazioni e prestiti a tassi agevolati per finanziare progetti di cui hanno beneficiato circa 453 milioni di persone. L’IFAD è un’istituzione finanziaria internazionale e un’agenzia specializzata delle Nazioni Unite con sede a Roma – il polo delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura.

giovedì 3 dicembre 2015

CLIMA: IL SUD ITALIA COME IL NORD AFRICA E 33 AREE COSTIERE A RISCHIO INONDAZIONE

Il cambiamento climatico potrebbe avere ripercussioni particolarmente evidenti nel nostro Paese. Infatti, per collocazione geografica e conformazione, l'Italia è più esposta di altre zone all'impatto dell'aumento delle temperature globali; con il rischio di diventare, già in questo secolo, sempre più simile al Nord Africa

Ma anche di vedere sommerse dal mare aree costiere particolarmente vulnerabili, ben 33 in tutto il territorio nazionale. È quanto emerge da alcuni recenti studi dei ricercatori del Laboratorio di Modellistica Climatica e Impatti dell'ENEA, coordinato da Gianmaria Sannino

 Secondo uno studio ENEA, pubblicato su "Nature Scientific Reports", il clima del Sud Italia rischia di diventare quello tipico del Nord Africa: estati e inverni sempre più aridi e secchi e una crescente carenza di acqua, che determinerà il progressivo inaridimento dei suoli, con ripercussioni su agricoltura, attività industriali e salute umana. Se il Sud Italia rischia di avere un clima nordafricano, il Nord Europa tenderà a "mediterraneizzarsi"

In particolare, Europa nord-occidentale, Gran Bretagna e Scandinavia avranno estati molto più secche e inverni più piovosi rispetto ad oggi. Le proiezioni, realizzate attraverso i modelli climatici, mostrano che le aree mediterranee si espanderanno anche verso le regioni europee continentali, coinvolgendo i Balcani settentrionali e la parte sud-occidentale di Russia, Ucraina e Kazakistan. In queste zone prevarrà un clima sempre più mite, caratterizzato da un aumento delle temperature invernali. 

E lo stesso fenomeno potrebbe interessare anche il Nord America, sopratturro la parte nord-occidentale. Inoltre, per effetto del cambiamento climatico, migliaia di ettari di territorio nazionale potrebbero essere sommersi dal mare. Secondo le proiezioni realizzate dai ricercatori ENEA, sono 33 le aree costiere ad alta vulnerabilità, in tutta Italia, che rischiano di essere inondate. Ad esempio, la laguna di Venezia, il delta del PO, il golfo di Cagliari e quello di Oristano, l'area circostante il Mar Piccolo di Taranto, la foce del Tevere, la Versilia, le saline di Trapani e la piana di Catania. "Un sistema di monitoraggio con mareografi e satelliti, e un'attenta programmazione delle attività antropiche che insistono sulle coste, potrebbero essere di grande aiuto per prepararsi agli scenari futuri", sottolineano i ricercatori ENEA. Da questi studi, emerge anche che l'Italia sarà soggetta ad un incremento della frequenza degli eventi estremi, come alluvioni nella stagione invernale e periodi prolungati di siccità, incendi, ondate di calore e scarsità di risorse idrica nei mesi estivi. Oltre all'Italia, anche Spagna meridionale, Grecia e Turchia risultano più vulnerabili, rispetto al surriscaldamento del Pianeta.

martedì 1 dicembre 2015

TRENT'ANNI DI GIOVEDÌSCIENZA A TORINO

La teoria della relatività di Einstein ne fa 100, GiovedìScienza ne fa invece 30! Parte, infatti, la nuova carrellata di appuntamenti per la stagione 2015-16 di quello che è considerato dagli esperti di tutta Italia uno dei migliori esperimenti riusciti di divulgazione popolare del discorso scientifico.


giovediscienza

Si tratta della 30esima edizione di GiovedìScienza che debuttò nel 1987 e che, attraverso conferenze, dimostrazioni, esperimenti di laboratorio, spettacoli teatrali e filmati di spiccato impatto emotivo, si propose da subito come grande laboratorio scientifico aperto (gratuitamente) a chiunque, con l’obiettivo di portare il sapore della ricerca anche al pubblico di massa.

Durante la conferenza stampa del 24 novembre, svoltasi presso l’aula magna del Dipartimento di Scienze della Vita e Biologia dei Sistemi dell’Università degli Studi di Torino,  la presidente Fiorella Artruda, direttrice del Centro di Biotecnologie Molecolari di Torino, ha proprio ribadito quella che è la motivazione alla base dell’organizzazione del ciclo di incontri e cioè “creare un ponte fra il mondo scientifico e il pubblico, instillare una curiosità verso la scienza, far capire che gli scienziati non sono chiusi nei loro laboratori, ma desiderano comunicare le storie e i risultati delle scienza anche all’esterno”. Del resto, non si può negare come i GiovedìScienza, anno per anno, siano riusciti ad imporsi per autorevolezza anche a livello nazionale grazie al coinvolgimento sempre più nutrito di scienziati e personaggi di fama mondiale.

Il ciclo di incontri parte, quindi, oggi con una conferenza su "Il futuro degli oceani" in cui Roberto Danovaro, dell'Università Politecnica delle Marche, descriverà il ruolo determinante degli oceani per contrastare l'aumento delle concentrazioni di anidride carbonica nell'atmosfera e gli effetti sinergici di cambiamenti globali, formulando ipotesi sulla biodiversità del futuro. La sede è quella storica del Teatro Colosseo, in via Madama Cristina, ma quest’anno GiovedìScienza andrà anche in trasferta grazie all’ospitalità offerta da Università degli Studi e Politecnico di Torino.

"Quanta vita in più dai trapianti di fegato" è, invece, il titolo del secondo incontro, con il professor Mauro Salizzoni, direttore del Centro Trapianti delle Molinette (il 3 dicembre). La settimana successiva Leonardo Castellani, dell'Università del Piemonte Orientale, analizzerà "La teoria di Einstein tra applicazioni quotidiane e problemi aperti". A un secolo dalla scoperta della relatività.

Il 14 gennaio, il noto matematico e scrittore Piergiorgio Odifreddi - componente del comitato scientifico di GiovedìScienza - terrà una conferenza spettacolo "Sulla natura delle cose: da Lucrezio al Cern"; mentre il giovedì successivo il ricercatore Alberto Massarotti spiegherà come "Progettare farmaci al computer".

Giovedì 28 tocca al presidente dell'Agenzia Spaziale Italiana, Roberto Battiston, che guiderà il pubblico "A caccia di antimateria". Il 4 febbraio Alain Berthoz, del Collège de France, svelerà "I segreti della Semplessità": come il cervello risolve i problemi, decifrando la complessità, per trasformarla in semplici e veloci decisioni.

A seguire "Quando le macchine aiuteranno i fisioterapisti" con Paolo Ariano (l'11 febbraio) e "Matematica: essere curiosi e senza paura" con Giovanni Filocamo (il 18 febbraio).

Alberto Mantovani e Amalia Ercoli Finzi parleranno poi rispettivamente di "Immunità, vaccini e microbioma" (il 25 febbraio) e di "Com'è nato il Sistema solare" (il 10 marzo).

Sarà Piero Angela, il 17 marzo, a concludere il ciclo dì appuntamenti con un "Viaggio nella mente dove si nascondono il genio, l'amore e la libertà".

Uno dei partner d’eccezione di GiovedìScienza quest’anno arriva anche da Milano. L’Università Popolare degli Studi di Milano  - che ha recentemente presentato a Expo il corso di “Interior Design Ecosostenibile” - sostiene, infatti, il “Premio Ricercatori” (5ª edizione) promosso da GiovedìScienza: un riconoscimento per la divulgazione scientifica rivolto ai ricercatori under 35 che abbiano ottenuto risultati rilevanti operando in una istituzione di ricerca piemontese.