giovedì 30 luglio 2015

TARANTO, I GIOVANI E IL LAVORO


Il Rapporto Taranto 2015 evidenza il dato: lo stato dell’economia ionica elaborato dalla Camera di commercio di Taranto in collaborazione con l’istituto Tagliacarne, conferma che nel 2014 l’area tarantina ha perso 10.400 posti di lavoro rispetto all’anno precedente (-6,2%); la metà dei residenti nella provincia di Taranto in età lavorativa non risulta attiva.

Sembrerebbe un dato in controtendenza dato che in Italia si colgono i primi segnali di ripresa mentre il tessuto economico di Taranto registra il segno negativo imboccando la strada della recessione. 
Ma i problemi dell'area sono altri: Taranto sembra essere incapace di elaborare e proporre una visione di futuro ambiziosa e condivisa. 
Dal Rapporto si evidenzia come “il potenziale turistico della provincia sia ancora in larghissima parte sottoutilizzato”. Da un lato dunque la ricerca fa cenno alla grande potenzialità che si osserva nei settori come quello della economia digitale, con i giovani che possiedono competenza e passione che cercano spazio e occasioni di crescita. Quello di cui c'è bisogno è dunque valorizzare le risorse umane, quindi la creatività dei giovani, puntare sullo sviluppo di settori ad alto valore aggiunto come il turismo e la cultura, e inoltre sfruttare le tante opportunità forniteci dal web. Ma anche il territorio, il Mediterraneo,  fonte di lavoro.

L’Italia possiede un patrimonio turistico di altissimo valore. Le bellezze paesaggistiche delle nostre coste, l’enorme patrimonio legato ai nostri beni culturali, le caratteristiche uniche dei nostri prodotti locali sono le premesse per una seria e perseguibile politica di sviluppo turistico finora asfittica e inconcludente per mancanza di idee e di programmazione.

Il nostro bene maggiore è il Mediterraneo: il turismo è già una delle più importanti imprese, ma non è così in tutte le parti d’Italia Solo se si forniranno strumenti e infrastrutture che permettano la crescita di iniziative imprenditoriali che potenzino i porti turistici, gli aeroporti, la grande viabilità, compito questo che certo non spetta ai comuni e che richiedere grandi investimenti.

Dunque dobbiamo orientare i nostri sforzi rivolgendoli alle grandi bonifiche: la fabbrica e il cittadino, dove possono convivere, non è detto che le fabbriche non possano farlo: devono farlo, per il bene di tutti. Bonifiche reali, come il ricambio dei filtri, il monitoraggio del territorio, il miglioramento della qualità del lavoro. 

Se saremo in grado di fare questo avremo reso un ottimo servizio ai nostri figli. Avremmo fatto quello che fecero i nostri padri e nonni che nel dopoguerra con grande spirito di sacrificio riuscirono di fatto a ricostruire un’Italia completamente distrutta dai danni bellici, portandola a nuova vita a tutto vantaggio delle generazioni future.

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