mercoledì 30 dicembre 2015

DAS: NELLA PASTA PER MODELLARE C'ERA L'AMIANTO

Uno dei giochi più diffusi negli anni ’70 conteneva il 30% di  fibre di amianto. Lo rivela uno studio dall’Azienda Sanitaria e dell’Università di Firenze e pubblicato sulla rivista scientifica Scandinavian Journal of Work Environment and Health.
Il panetto DAS venduto negli anni '70 
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Il marchio DAS nasce da un acronimo del nome del suo inventore, Dario Sala, che lo brevettò nel 1962 Nonostante il successo planetario di questa pasta per modellare ampiamente utilizzato nelle scuole, ma anche da artigiani, restauratori di ceramica e artisti, Dario Sala non si arricchì con il suo brevetto, che cedette presto e per un prezzo molto contenuto alla Adica Pongo di Lastra a Signa. Cercando tra i documenti conservati presso l'Archivio di Stato di Torino, i ricercatori hanno trovato i registri su cui era stato segnato l'acquisto di "centinaia di tonnellate di amianto grezzo" dall'amiantifera di Balangero, la più grande cava di amianto che si trova in provincia di Torino.
La ricostruzione storica del prodotto ha permesso di stabilire che circa 55 milioni di confezioni di "Das" contenenti amianto sono stati prodotti e venduti sul mercato interno sia internazionale in 13 anni, con un numero di utenti valutabile nell'ordine di milioni. La pasta modellabile veniva esportato in Olanda, Inghilterra, Norvegia e Germania. Quei panetti grigi, che potevano essere modellati e poi gradualmente indurivano, erano fatti a quanto pare per il 30% di amianto (il resto era talco e gesso).
Per i primi tre anni, 'Das' è stato commercializzato in polvere da miscelare con acqua e successivamente in pasta pronta all'uso.  E proprio nell'impasto della celebre pasta da modellare "Das" venivano inserite anche fibre di amianto, dannose per la salute. Chi è cresciuto fra gli anni 60 e 70, ha conosciuto il DAS e ci ha giocato. Rispondono inoltre pienamente alla Norma Armonizzata En 71 parti 1, 2 e 3:2013 in ambito europeo, nonché all'Astm D-4236 negli Stati Uniti.
"Dato che il 'Das' e stato commercializzato in Italia ed esportato in altri paesi europei - sottolineano gli autori dello studio - i nostri risultati suggeriscono che ai pazienti affetti da mesotelioma che non riferiscono di essere stati esposti ad amianto per motivi professionali, dovrebbero essere chiesto se in passato hanno usato il 'Das'".
SOLO L'ESPOSIZIONE E AD ALTE DOSI AUMENTA IL RISCHIO DI CONTRARRE MALATTIE
«Tutti i tipi di amianto sono cancerogeni, ma sostenere che basta una fibra nell’aria per ammalarsi è falso. Ciò non significa che debbano essere trascurate le esposizioni anche modeste».
È quanto affermato dall’epidemiliogo professor Corrado Magnani, docente di Statistica Medica all’Università del Piemonte Orientale, epidemiologo esperto in problemi delle patologie da amianto.
«Come per i danni del fumo, anche le malattie legate all’amianto sono dose-dipendenti. È importante la durata dell’esposizione, ma insieme alla dose. Ovvio che l’esposizione alla quale può essere sottoposto uno studente o un docente in un caso come questo è molto differente da quella ad esempio di un operaio della manutenzione o da chi con l’amianto lavorava a diretto e stretto contatto come accaduto all’Eternit di Casale Monferrato».
«Se l’amianto è in una parte compatta, ad esempio di cemento, o ben legata alle matrici gommose - spiega sempre il professore - è difficile che le fibre vengano rilasciate, anche dal linoleum usurato». Tuttavia, «la possibilità che materiali vecchi e usurati rilascino polvere non può essere esclusa: dove l’amianto viene osservato allora si è creata una situazione di pericolosità».
Le polveri contenenti fibre di amianto se respirate possono causare malattie molto gravi, come l’asbestosi, il carcinoma polmonare e il mesotelioma, una forma di tumore a cui si sopravvive in media 7-8 mesi dal momento della diagnosi. Le fibre di amianto sono sottilissime e non c’è una soglia di rischio al di sotto della quale la loro concentrazione nell’aria non sia pericolosa. Una volta entrate a contatto con i tessuti del sistema respiratorio, le fibre possono impiegare decenni prima di causare qualche patologia (e non sempre la causano).
Chi ha utilizzato il DAS in quegli anni nella sua forma in pasta umida, quindi senza elementi volatili durante la lavorazione, deve comunque rassicurare. L'amianto diventa pericoloso solo se viene inalato e dunque in forma di polvere. Dal 1976 in poi l’amianto fu sostituito con la cellulosa.   Tuttavia, riporta lo studio, è possibile che qualcuno possieda ancora oggetti modellati tra il 1960 e il ’70, ma questi articoli non rappresentano un rischio per la salute di chi li possiede. Viene comunque raccomandato di non rompere tali oggetti e, in particolare, di non ridurli in polvere, perché le fibre di amianto potrebbero ancora disperdersi in aria con il rischio di essere inalate.
L’amianto è stato utilizzato per decenni in prodotti di ogni genere, dalle coperture dei tetti alle tubazioni, passando per le vernici, le auto, la plastica e le uniformi ignifughe. Era anche utilizzato in polvere come sistema per filtrare meglio il vino. Finché non è volatile, come abbiamo detto, non rappresenta particolari pericoli.
La pericolosità dell’amianto era nota da tempo: è dal 1930 che nel Regno Unito erano state assunte diverse cautele circa la sua natura cancerogena, ma dovettero passare decenni prima che si arrivasse al completo bando della sua lavorazione in vari tipi di prodotti industriali: in Italia accadde solo nel 1992. 
 
NEL DAS PRODOTTO DA FILA NON C'È AMIANTO 
In una nota la Fila, che dal 1994 produce e distribuisce la pasta Das, ha precisato che «il prodotto in commercio in Italia e all’estero è perfettamente sicuro e pienamente conforme alle normative vigenti». «Sia in ambito comunitario che negli Stati Uniti, la composizione del Das in termini di formulato è stata esaminata da organismi accreditati, che ne hanno confermato la piena sicurezza per l’utilizzo da parte di bambini ed adulti», ha aggiunto. «Lo studio condotto dall’Ispo sulla possibile presenza di fibre di amianto nella composizione del Das si riferisce alla pasta che veniva prodotta e commercializzata da Adica Pongo tra il 1963 e il 1975, molti anni prima dell’acquisizione di quest’ultima da parte di Fila, avvenuta nel 1994», conclude il comunicato.

lunedì 28 dicembre 2015

ALLARME SMOG NELLE CITTÀ. CON MINISTRO GALLETTI NUOVE MISURE ANTI-SMOG

L'allarme smog non dà sosta. La polveri sottili (Pm10) hanno superato il valore limite di 50 microgrammi al metro cubo a Milano e in molte altre zone della Lombardia. 
Il ministro dell'Ambiente, Gian Luca Galletti, ha convocato per mercoledì 30 dicembre al ministero una riunione di coordinamento degli interventi nelle città italiane. 

Antonio Fago e Ministro Galletti
Antonio Fago, presidente della Fondazione Sorella Natura insieme al Ministro Galletti
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Sono stati invitati i presidenti di Regione e i sindaci dei grandi centri urbani chiamati a fronteggiare l'emergenza. Sarà presente anche il capo della Protezione Civile Fabrizio Curcio. 

Critici i livelli delle sostanze inquinanti a Torino,  Milano e Roma.

"Ha sottolineato bene ieri  il ministro dell'Ambiente Gian Luca Galletti -  afferma Antonio Fago, vicepresidente della Fondazione Sorella Natura. Di fronte all'emergenza smog 'la nostra risposta deve essere coordinata e 'di sistema', non in ordine sparso'. E anche noi cittadini dovremmo essere più responsabili e usare quando possibile i mezzi pubblici, lasciando l'auto nei parcheggi delle periferie delle grandi città" 

Galletti, intervistato anche dal Mattino, ha elencato le misure già adottate: un fondo da 5 milioni per aiutare i Comuni che vogliono adottare misure anti-smog «come la “scontistica” che incentiva l’uso dei mezzi pubblici», fondo che si dice pronto «a rimpinguare»; 35 milioni destinati alla mobilità sostenibile (car sharing, piste ciclabili, bike sharing) stanziati nel collegato ambientale approvato la scorsa settimana. 

giovedì 24 dicembre 2015

BOLZANO LA N° 1 PER QUALITA’ DELLA VITA

La classifica del Sole 24 Ore conferma il primato della Provincia più a nord d’Italia.

Bolzano, 21 dicembre 2015 – È Bolzano la provincia dove si vive meglio. È quanto emerge dall'indagine sulla "Qualità della vita" del Sole 24 Ore, giunta alla 26esima edizione, che ogni anno mette a confronto le province italiane decretando il “best place to live” attraverso diversi indicatori statistici. 

Bolzano si posiziona in testa alla classifica per la 5° volta e riscatta, con un deciso balzo in avanti, i risultati meno performanti del 2014 che la vedevano al 10° posto. Sono molti i punti di forza che fanno della provincia altoatesina un luogo ideale dove trascorrere la propria esistenza. 

Nelle prime due macro aree "Tenore di vita" e "Affari e lavoro" eccelle ad esempio nel tasso di occupazione (71% contro una media del 56%), nella quota di crediti in sofferenza (solo 5,7%, ossia meno di un terzo rispetto al valore medio), nei consumi (2.660 euro per famiglia, ben 700 in più della media). 

Buoni risultati anche in "Popolazione", in particolare per l'indice di vecchiaia e la speranza di vita e nel “Tempo libero”, dove è prima per presenze agli spettacoli e nella top ten per sport e spesa dei turisti stranieri. Proprio per quanto riguarda le industrie culturali e creative BLS ha recentemente pubblicato un dossier che fotografa l’Alto Adige come polo estremamente vivace e attrattivo: un territorio che ha saputo rileggersi in chiave contemporanea, qui come in molteplici settori economici, costruendo sulle differenze il proprio futuro. Anche grazie al modello di successo dell’autonomia, che permette all'amministrazione pubblica di essere vicina alla popolazione e alle sue esigenze, con decisive possibilità di stimolo e intervento in conformità al principio di sussidiarietà. 

Il direttore della Business Location Südtirol - Alto Adige (BLS), Ulrich Stofner, commenta: “Armonia è la parola chiave in Alto Adige dove oltre a creare i presupposti per vivere al meglio, incentiviamo chi sceglie il nostro perimetro come destinazione economica con un concreto supporto allo sviluppo dell’idea imprenditoriale. Perché il benessere parte dalla sfera privata e si trasferisce anche alle opportunità di business.”

venerdì 18 dicembre 2015

CHE COS'È IL BIOGAS

Il biogas prodotto attraverso processi di digestione anaerobica è un vettore energetico interessante per il suo contenuto elevato di gas metano che può arrivare fino al 65% del contenuto in volume. Il resto è costituito prevalentemente da CO2, oltre a minime quantità di altre sostanze (acido solfidrico, azoto, etc.).

Tuttavia, in considerazione dell’efficienza attuale delle possibili utenze potenziali, tale contenuto non è sufficiente per utilizzare il biogas come vettore energetico di grande diffusione. Inoltre l’elevato contenuto di CO2 non consente l’introduzione nella rete pubblica del metano o l’utilizzo come metano da autotrazione.
L’evoluzione tecnologica dei trattamenti di estrazione della CO2 e la diffusione della digestione anaerobica come tecnologia di recupero e valorizzazione energetica della materia organica hanno reso economicamente vantaggioso il ricorso alla trasformazione del biogas in biometano.
Il processo detto “upgrading”, serve per produrre un vettore energetico da fonte rinnovabile che abbia le stesse caratteristiche del gas naturale che possa essere utilizzato ed immesso in rete con la stessa efficienza energetica dagli attuali utenti di questo combustibile.

L’upgrading
Il processo di upgrading del biogas può avvenire attraverso l’impiego di diversi processi, sia fisici sia chimici, indirizzati a formare degli composti, sufficientemente stabili, in grado di sottrarre l’anidride carbonica dal biogas. Tra le varie metodologie quelle principali sono: membrane selettive, metanolo a bassa temperatura, soluzioni basiche organiche e inorganiche, acqua ad alta pressione. Tra questi processi quello che presenta maggiore efficacia, economicità e stabilità nel lungo periodo, è certamente l’assorbimento con soluzioni basiche come idrossido di sodio, ammine organiche o ammoniaca. Il processo avviene in due reattori distinti: nel primo reattore avviene una reazione di interazione acido-base tra anidride carbonica e molecola assorbente, nel secondo una reazione di scissione termica del prodotto formato:

1) BASE + CO2 BASE-CO2 T1 = 20-25°C
2) BASE-CO2 + CALORE  BASE + CO2 T2 > 100°C

Smart Upgrading
La separazione del biometano dal biogas avviene in un processo di assorbimento in un solvente di nuova generazione. Per il nostro processo di Smart Upgrading abbiamo identificato una classe di molecole (definite BOLs, Binding organic liquids), oggetto di un brevetto depositato, con una elevata capacità di assorbimento della CO2. Le BOLs sono state selezionate per la loro semplicità sintetica, economicità e sicurezza in campo ambientale e umano. Inoltre queste molecole necessitano di una modesta energia termica nella fase di rilascio dell’anidride carbonica con temperature che non superano i 70-75°C.
Il processo è altamente selettivo verso acido solfidrico e CO2 mentre risulta assolutamente trascurabile l’assorbimento di metano.
Dopo aver identificato, sintetizzato e testato le diverse molecole nei laboratori del Dipartimento di Scienza dei Materiali dell’Università di Milano-Bicocca, si è passati alla verifica dell’efficienza e della stabilità delle molecole selezionate mediante in un impianto sperimentale installato presso il CEM di Cavenago Brianza.
Il reattore lavora con 1 m3/h di biogas reale composto da metano, CO2 e tracce di azoto.

La sperimentazione presso CEM Ambiente era partita nel mese di aprile del 2014 e i risultati scientifici, eseguiti per verificare “sul campo” la fattibilità della tecnologia, messa a punto in 5 anni di lavoro di laboratorio precedenti, ha permesso di arrivare ad un accordo tra Università e CEM ambiente per la realizzazione del prototipo industriale da 100 m3/h.
Lo scopo del prototipo di impianto è quello di verificare l’efficienza della tecnologia sviluppata in condizioni reali di lavoro lavorando sul biogas prodotto presso CEM Ambiente.

PROCESSO dell’impianto da 100 m3/h:
Caratteristica essenziale del processo per l’impianto da 100 m3/h sono le basse temperature (< 85°C) nella fase di stripping, che consentono una semplificazione dell'impianto con riduzione del costo di investimento e ancora più importante una riduzione dei consumi energetici e dei costi correlati.
Il processo di purificazione del Biogas sfrutta, per l’assorbimento e per il successivo rilascio della CO2, anche una diversa pressione nei due reattori. Il processo è simile allo scrubbing con acqua ma utilizza un solvente con efficacia molto maggiore permettendo così di ridurre la pressione di esercizio. Prima di essere immesso nella colonna di assorbimento, il biogas viene compresso tra i 5 ed i 20 bar. A questa pressione il liquido assorbente catturerà selettivamente solo l’anidride carbonica lasciando passare il metano. In una seconda colonna, abbassando la pressione, si otterrà il rilascio della CO2. Il liquido assorbente potrà, quindi, essere riutilizzato per un successivo ciclo di cattura.

CARATTERISTICHE IMPIANTO:
 L’ unità di upgrading è costituite da:
•    colonna di assorbimento CO2;
•    unità di rigenerazione termica e riscaldamento fluido (temperatura massima di esercizio 85°C);
•    Colonna di stripping.
•    Unità di deumidificazione CO2;
L'impianto è stato realizzato in AISI 304.
Lo schema generale dell’impianto può essere riassunto dal seguente schema:



VANTAGGI DELLA SOLUZIONE SVILUPPATA:
L’impianto da 100 m3/h installato presso CEM Ambiente permetterà di quantificare alcuni vantaggi della tecnologia sviluppata:
•    Costi di Upgrading ridotti;
•    Perdite di Biometano inferiori allo 0,05%;
•    Lunga durata del solvente poiché lavora a bassa temperatura;
•    Solventi completamente compatibili con la salute e l’ambiente;

giovedì 17 dicembre 2015

LA CUSTODIA DEL CREATO. PROSPETTIVE DOPO L'ENCICLICA LAUDATO SI E LA CONFERENZA ONU DI PARIGI

Interviene il Ministro dell'Ambiente  Gianluca Galletti
Domenica 20 dicembre 2015, ore 15.30
Fondazione per le Scienze Religiose Giovanni XXIII
Via San Vitale 114 - Bologna

Domenica 20 dicembre 2015, alle ore 15.30, a Bologna presso la Fondazione per le Scienze Religiose Giovanni XXIII si è tenuto il seminario:

“La custodia del creato - Prospettive dopo l’Enciclica “Laudato si” e la Conferenza ONU di Parigi”.

Promosso dal Ministero dell’Ambiente, nell’ambito di un articolato programma di interventi di formazione e di sensibilizzazione sull’importanza della promozione e protezione ambientale, l’incontro intende raccogliere ed approfondire i numerosi stimoli e le prospettive offerti dall’Enciclica “Laudato si”” e dall’accordo sul clima raggiunto alla conferenza ONU di Parigi.

Al centro del dibattito      nuove opportunità per lo sviluppo sostenibile dei paesi più poveri, i partecipanti al seminario esamineranno anche le principali questioni riguardanti la tutela dell’ambiente in Italia, tra cui il dissesto idrogeologico, la qualità dell'aria, la green economy, le fonti rinnovabili e il progetto strategico di educazione ambientale permanente.


Il seminario ha avuto inizio alle ore 15.30.

Ha condotto i lavori Maria Pia Garavaglia, già Ministro della Sanità, attuale Presidente Comitato Femminile della Fondazione Sorella Natura.

In apertura dei lavori gli interventi di:
- S. E. Marçelo Sanchez Sorondo, Cancelliere della Pontificia Accademia delle Scienze
- S.E. Enrico Dal Covolo, Rettore della Pontificia Università Lateranense
- Alberto Melloni, Segretario della Fondazione per le Scienze Religiose Giovanni XXIII

Alle 16.40, riflessioni del Ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti su: “Conferenza Onu di PARIGI: aspettative, esiti e prospettive”.

Alle 18.00 - Roberto Leoni, Presidente della Fondazione Sorella Natura, presenta il progetto strategico di educazione ed azione ambientale “Volontari Amici del Creato” e “Guardie Ambientali Volontarie Amici del Creato”.
Alle 18.30- considerazioni conclusive di S.E. Matteo Maria Zuppi, Arcivescovo di Bologna.

sabato 12 dicembre 2015

COP21: ESCE ALLO SCOPERTO UN'ALLEANZA INASPETTATA

Nel tardo pomeriggio di ieri è stata svelata una notizia, che potrebbe incidere in maniera significativa sull'esito delle negoziazioni: il patto segreto tra il gruppo dei 79 Paesi africani, caraibici e del Pacifico (ACP alliance), e le due grandi potenze, Unione Europea e Stati Uniti.

Il Ministro degli Esteri delle Isole Marshall, De Brum (a sinistra), con il Commissario Europeo per il Clima e l'Energia, Canete)
Il Ministro degli Esteri delle Isole Marshall, De Brum (a sinistra), con il Commissario Europeo per il Clima e l'Energia, Canete). http://www.italiaclima.org/
Il The Guardian ha svelato che il patto è stato caldeggiato, in primis, dal Ministro degli Esteri delle Isole Marshall. Sembra che tutto sia iniziato a luglio di quest'anno, in un incontro per un drink avvenuto ai margini di una sessione negoziale. Sarebbero poi avvenuti altri tre incontri, rimasti fino ad oggi segreti. Secondo il comunicato rilasciato in serata, sono quattro i punti fondamentali oggetto dell'intesa:
  • un accordo che sia vincolante, giusto, inclusivo, ambizioso, duraturo e dinamico;
  • un obiettivo di lungo termine che risulti in linea con le condizioni poste dalla scienza (cioè di 1.5 °C);
  • un sistema di trasparenza e contabilità per verificare l'attuazione degli impegni nazionali;
  • un meccanismo di revisione quinquennale per incrementare adeguatamente i livelli di ambizione individuali e collettivi.
Questo inatteso connubio tra Paesi sviluppati e in via di sviluppo manda un chiaro messaggio all'altro principale schieramento: Cina, India, Arabia Saudita e, in generale, gli LMDCs (Like Minded Group of Developing Countries), insieme agli altri Paesi che fanno parte dell'Umbrella Group (Australia, Canada, GiapponeRussia, Nuova Zelanda). Ora, questi ultimi dovranno scegliere con chi schierarsi. Voci di corridoio parlano già di un'Arabia Saudita pronta ad accettare il target di 1.5 °C, in cambio dell'eliminazione dei riferimenti alla de-carbonizzazione dell'economia. Al contrario, i Paesi più vulnerabili potrebbero vedersi costretti a rinunciare a decisioni ambiziose in relazione al meccanismo di compensazione "Loss and Damage". Sempre secondo il The Guardian, per ieri sera era previsto un altro incontro della nuova alleanza, alla quale dovrebbe seguire un nuovo comunicato stampa nella giornata di oggi. Intanto, proseguono i negoziati ufficiali. Nei loro resoconti, i facilitatori sono per lo più ottimisti, confermando progressi su temi quali l'adattamento, ma riportando ancora difficoltà nel raggiungere il consenso su altre tematiche spinose, come i meccanismi di mercato e il "Loss and Damage". Il Presidente Fabius ha avvertito che i lavori proseguiranno "anche di sera, perché dobbiamo lavorare anche la sera", per consegnare il testo finale ottimisticamente entro le 18 di venerdì.


Benedetta Bianco su Gravità Zero 

mercoledì 9 dicembre 2015

CELEBRE CUOCO ITALIANO SEGNALA L'IMPATTO DEL CAMBIAMENTO CLIMATICO SUI CIBI TRADIZIONALI

Ieri, a Parigi, il famoso cuoco italiano Carlo Cracco si è unito al Fondo Internazionale delle Nazioni Unite per lo Sviluppo Agricolo (IFAD) per lanciare un grido d’allarme sugli effetti del cambiamento climatico sulle colture di alimenti di base e sui cibi tradizionali.



All’evento, programmato in coincidenza con la conferenza delle Nazioni Unite sul cambiamento climatico (COP21), ha preso parte anche il vicepresidente dell’IFAD, Michel Mordasini, che ha dichiarato ai funzionari governativi presenti che “con una popolazione mondiale in aumento e il progressivo riscaldamento del clima, la sicurezza alimentare nel prossimo futuro sarà a rischio.”
Per sottolineare il punto, Cracco ha raccontato al pubblico presente dei viaggi che quest’anno ha intrapreso con l’IFAD in Marocco, dove ha toccato con mano l’impatto negativo che l’inaridimento del clima e la riduzione dei pascoli comportano per le greggi. A un centinaio di chilometri dalla città di Oujda, Cracco ha visitato un progetto, finanziato dall’IFAD, che aiuta gli agricoltori poveri ad adattarsi al cambiamento climatico ripiantando su vaste aree di terreno arbusti locali e cespugli capaci di resistere alla siccità e costruendo piccole dighe.

“Il cambiamento climatico è un dato di fatto,” ha dichiarato Cracco. “Forse si può rallentare, ma non si può fermare. Dobbiamo aiutare chi lavora per recuperare la terra, per dare una svolta al nostro modo di contrastare il cambiamento del clima.”

Attraverso il programma dell’IFAD per l’adattamento dell’agricoltura familiare (ASAP), l’agenzia specializzata delle Nazioni Unite sta aiutando i piccoli agricoltori dei paesi in via di sviluppo, in prima linea nella lotta al cambiamento climatico, non solo a tutelare le economie rurali dagli impatti del cambiamento, ma anche ad aumentare la propria produttività e il proprio reddito.
“La posta in gioco non è mai stata così alta per i piccoli agricoltori”, ha aggiunto Cracco. “È giunto il momento di contrastare il cambiamento climatico.”

In preparazione alla conferenza di Parigi (COP21), l’IFAD ha lanciato la campagna online “Ricette per il cambiamento”, incoraggiando le autorità impegnate dei negoziati a sostenere azioni a livello di ciascun paese per ridurre la vulnerabilità dei piccoli agricoltori rispetto al cambiamento climatico.

“Possiamo fare una differenza, qui a Parigi, se destiniamo una parte maggiore delle risorse destinate a combattere il cambiamento climatico ai piccoli agricoltori, per aiutarli a fare fronte al cambiamento attraverso investimenti quali strade percorribili in qualsiasi condizione atmosferica, sistemi per segnalare tempestivamente il rischio di allagamenti, l’uso di sementi resistenti alla siccità e alla salinità del suolo”, ha aggiunto Mordasini. “Dobbiamo riconoscere il ruolo positivo che hanno i piccoli agricoltori nel garantire la sicurezza alimentare, e proteggere quanti si trovano a combattere in prima linea contro il cambiamento climatico.”

L’IFAD investe sulle popolazioni rurali, mettendole in condizione di ridurre la povertà, aumentare la sicurezza alimentare, migliorare la qualità dell’alimentazione e rafforzare la loro capacità di far fronte ai cambiamenti. Dal 1978, abbiamo investito circa 17 miliardi di dollari in donazioni e prestiti a tassi agevolati per finanziare progetti di cui hanno beneficiato circa 453 milioni di persone. L’IFAD è un’istituzione finanziaria internazionale e un’agenzia specializzata delle Nazioni Unite con sede a Roma – il polo delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura.

giovedì 3 dicembre 2015

CLIMA: IL SUD ITALIA COME IL NORD AFRICA E 33 AREE COSTIERE A RISCHIO INONDAZIONE

Il cambiamento climatico potrebbe avere ripercussioni particolarmente evidenti nel nostro Paese. Infatti, per collocazione geografica e conformazione, l'Italia è più esposta di altre zone all'impatto dell'aumento delle temperature globali; con il rischio di diventare, già in questo secolo, sempre più simile al Nord Africa

Ma anche di vedere sommerse dal mare aree costiere particolarmente vulnerabili, ben 33 in tutto il territorio nazionale. È quanto emerge da alcuni recenti studi dei ricercatori del Laboratorio di Modellistica Climatica e Impatti dell'ENEA, coordinato da Gianmaria Sannino

 Secondo uno studio ENEA, pubblicato su "Nature Scientific Reports", il clima del Sud Italia rischia di diventare quello tipico del Nord Africa: estati e inverni sempre più aridi e secchi e una crescente carenza di acqua, che determinerà il progressivo inaridimento dei suoli, con ripercussioni su agricoltura, attività industriali e salute umana. Se il Sud Italia rischia di avere un clima nordafricano, il Nord Europa tenderà a "mediterraneizzarsi"

In particolare, Europa nord-occidentale, Gran Bretagna e Scandinavia avranno estati molto più secche e inverni più piovosi rispetto ad oggi. Le proiezioni, realizzate attraverso i modelli climatici, mostrano che le aree mediterranee si espanderanno anche verso le regioni europee continentali, coinvolgendo i Balcani settentrionali e la parte sud-occidentale di Russia, Ucraina e Kazakistan. In queste zone prevarrà un clima sempre più mite, caratterizzato da un aumento delle temperature invernali. 

E lo stesso fenomeno potrebbe interessare anche il Nord America, sopratturro la parte nord-occidentale. Inoltre, per effetto del cambiamento climatico, migliaia di ettari di territorio nazionale potrebbero essere sommersi dal mare. Secondo le proiezioni realizzate dai ricercatori ENEA, sono 33 le aree costiere ad alta vulnerabilità, in tutta Italia, che rischiano di essere inondate. Ad esempio, la laguna di Venezia, il delta del PO, il golfo di Cagliari e quello di Oristano, l'area circostante il Mar Piccolo di Taranto, la foce del Tevere, la Versilia, le saline di Trapani e la piana di Catania. "Un sistema di monitoraggio con mareografi e satelliti, e un'attenta programmazione delle attività antropiche che insistono sulle coste, potrebbero essere di grande aiuto per prepararsi agli scenari futuri", sottolineano i ricercatori ENEA. Da questi studi, emerge anche che l'Italia sarà soggetta ad un incremento della frequenza degli eventi estremi, come alluvioni nella stagione invernale e periodi prolungati di siccità, incendi, ondate di calore e scarsità di risorse idrica nei mesi estivi. Oltre all'Italia, anche Spagna meridionale, Grecia e Turchia risultano più vulnerabili, rispetto al surriscaldamento del Pianeta.

martedì 1 dicembre 2015

TRENT'ANNI DI GIOVEDÌSCIENZA A TORINO

La teoria della relatività di Einstein ne fa 100, GiovedìScienza ne fa invece 30! Parte, infatti, la nuova carrellata di appuntamenti per la stagione 2015-16 di quello che è considerato dagli esperti di tutta Italia uno dei migliori esperimenti riusciti di divulgazione popolare del discorso scientifico.


giovediscienza

Si tratta della 30esima edizione di GiovedìScienza che debuttò nel 1987 e che, attraverso conferenze, dimostrazioni, esperimenti di laboratorio, spettacoli teatrali e filmati di spiccato impatto emotivo, si propose da subito come grande laboratorio scientifico aperto (gratuitamente) a chiunque, con l’obiettivo di portare il sapore della ricerca anche al pubblico di massa.

Durante la conferenza stampa del 24 novembre, svoltasi presso l’aula magna del Dipartimento di Scienze della Vita e Biologia dei Sistemi dell’Università degli Studi di Torino,  la presidente Fiorella Artruda, direttrice del Centro di Biotecnologie Molecolari di Torino, ha proprio ribadito quella che è la motivazione alla base dell’organizzazione del ciclo di incontri e cioè “creare un ponte fra il mondo scientifico e il pubblico, instillare una curiosità verso la scienza, far capire che gli scienziati non sono chiusi nei loro laboratori, ma desiderano comunicare le storie e i risultati delle scienza anche all’esterno”. Del resto, non si può negare come i GiovedìScienza, anno per anno, siano riusciti ad imporsi per autorevolezza anche a livello nazionale grazie al coinvolgimento sempre più nutrito di scienziati e personaggi di fama mondiale.

Il ciclo di incontri parte, quindi, oggi con una conferenza su "Il futuro degli oceani" in cui Roberto Danovaro, dell'Università Politecnica delle Marche, descriverà il ruolo determinante degli oceani per contrastare l'aumento delle concentrazioni di anidride carbonica nell'atmosfera e gli effetti sinergici di cambiamenti globali, formulando ipotesi sulla biodiversità del futuro. La sede è quella storica del Teatro Colosseo, in via Madama Cristina, ma quest’anno GiovedìScienza andrà anche in trasferta grazie all’ospitalità offerta da Università degli Studi e Politecnico di Torino.

"Quanta vita in più dai trapianti di fegato" è, invece, il titolo del secondo incontro, con il professor Mauro Salizzoni, direttore del Centro Trapianti delle Molinette (il 3 dicembre). La settimana successiva Leonardo Castellani, dell'Università del Piemonte Orientale, analizzerà "La teoria di Einstein tra applicazioni quotidiane e problemi aperti". A un secolo dalla scoperta della relatività.

Il 14 gennaio, il noto matematico e scrittore Piergiorgio Odifreddi - componente del comitato scientifico di GiovedìScienza - terrà una conferenza spettacolo "Sulla natura delle cose: da Lucrezio al Cern"; mentre il giovedì successivo il ricercatore Alberto Massarotti spiegherà come "Progettare farmaci al computer".

Giovedì 28 tocca al presidente dell'Agenzia Spaziale Italiana, Roberto Battiston, che guiderà il pubblico "A caccia di antimateria". Il 4 febbraio Alain Berthoz, del Collège de France, svelerà "I segreti della Semplessità": come il cervello risolve i problemi, decifrando la complessità, per trasformarla in semplici e veloci decisioni.

A seguire "Quando le macchine aiuteranno i fisioterapisti" con Paolo Ariano (l'11 febbraio) e "Matematica: essere curiosi e senza paura" con Giovanni Filocamo (il 18 febbraio).

Alberto Mantovani e Amalia Ercoli Finzi parleranno poi rispettivamente di "Immunità, vaccini e microbioma" (il 25 febbraio) e di "Com'è nato il Sistema solare" (il 10 marzo).

Sarà Piero Angela, il 17 marzo, a concludere il ciclo dì appuntamenti con un "Viaggio nella mente dove si nascondono il genio, l'amore e la libertà".

Uno dei partner d’eccezione di GiovedìScienza quest’anno arriva anche da Milano. L’Università Popolare degli Studi di Milano  - che ha recentemente presentato a Expo il corso di “Interior Design Ecosostenibile” - sostiene, infatti, il “Premio Ricercatori” (5ª edizione) promosso da GiovedìScienza: un riconoscimento per la divulgazione scientifica rivolto ai ricercatori under 35 che abbiano ottenuto risultati rilevanti operando in una istituzione di ricerca piemontese.

domenica 29 novembre 2015

QUANDO LA MONTAGNA È GREEN ANCHE D'INVERNO

Sulle Dolomiti Trentine, interventi per il miglioramento dei sistemi di innevamento programmato e numerose iniziative legate alla sostenibilità ambientale: l’inverno è alle porte e la skiarea San Martino di Castrozza-Passo Rolle si prepara a far scendere in pista tante novità. Nei territori ai piedi delle Pale di San Martino, dichiarati 100% rinnovabili da Legambiente, la stagione invernale strizza l’occhio al green con impianti di risalita alimentati da energia rinnovabile, piste che si snodano all’interno di un parco naturale e sci dall'anima formidabile. Non solo: durante le lunghe giornate trascorse in pista, mentre spirito e corpo si rigenerano, anche l’auto si ricarica… gratis e senza inquinare.

150 impianti di risalita, 390 chilometri di piste e 4 dei comprensori sciistici più spettacolari delle Dolomiti: sono questi i numeri di “Valle Silver”, il nuovo skipass che permetterà di sciare in libertà e con un unico abbonamento sulle piste di San Martino di Castrozza - Passo Rolle, Val di Fassa - Carezza, Val di Fiemme – Obereggen e Alpe Lusia - San Pellegrino. Due le tipologie di abbonamento disponibili, entrambe ad un prezzo particolarmente conveniente visto che in prestagione la formula 5 giorni adulti partirà da 174,00 euro, mentre quella 6 giorni da 200,00 euro.

sabato 28 novembre 2015

VERSO LA COP21 DI PARIGI

La COP21 di Parigi è imminente. Sapete già tutto su questo evento, così importante per il futuro del nostro pianeta

cop21


Inannzitutto, il termine “COP” sta per “Conference of Parties”, Conferenza delle Parti. In questo caso, le “parti” sono i 196 firmatari dell’UNFCCC (United Nations Framework Convention on Climate Change). Questa convenzione è entrata in vigore nel 1994, due anni dopo essere stata stilata all’Earth Summit di Rio de Janeiro. 

Da allora, le “parti” si sono incontrate alla fine di ogni anno, per raggiungere un accordo globale sul taglio delle emissioni di gas serra. Siamo arrivati ad una concentrazione di CO2, in atmosfera, di 400 parti per milione: un aumento del 43 % rispetto ai tempi pre-rivoluzione industriale. A quanto pare, il 2015 è stato l’anno più caldo dal 1880. 

Di questo passo, in base alle stime dell’Intergovernmental Panel on Climate Change (Ipcc), nel giro di vent’anni avremo raggiunto la soglia critica dei 2°C in più: questo è il limite massimo fissato dai climatologi, il punto di non ritorno, oltre il quale gli attuali squilibri potrebbero assumere caratteri catastrofici. La COP21 di Parigi è l’ultimo momento utile per cercare di schivare il proiettile, e i leader mondiali ne sono consapevoli. A questo servono gli impegni già presentati all’Onu da 166 Paesi, le cosiddette “Indc” (Intended Nationally Determined Contributions), cioè impegni volontari di riduzione. In pratica, i governi si presenteranno a Parigi con piani separati e autonomi, in cui ognuno ha scelto il suo punto di partenza e di arrivo. 

Se vi state domandando il perché di questa strategia, è presto detto. Dopo vent’anni di mediazione da parte dell’Onu, i negoziatori hanno capito che imporre dall’alto degli obiettivi di riduzione non funziona. Non siamo più ai tempi del Protocollo di Kyoto, quando il taglio delle emissioni interessava solo una trentina di Paesi. Adesso bisogna puntare a coinvolgere la maggior parte dei 195 governi che saranno a Parigi. In ogni caso, anche questa strategia “dal basso” ha i suoi svantaggi. Il primo è che sarà molto più difficile trovare un punto in comune. 

Il secondo è che i vari impegni volontari non bastano per contenere il riscaldamento del clima entro i 2°C. In base all’analisi dell’Unfcc, sommando le riduzioni delle emissioni contenute nelle Indc, si arriverebbe ad un riscaldamento globale di almeno 2,7°C, che è ben oltre la soglia di sicurezza. Solo poche nazioni, fra cui l’Unione Europea e gli Stati Uniti, hanno specificato degli obiettivi di riduzione in termini assoluti. Ad esempio, gli stati europei si impegnano a riduzioni nazionali di almeno il 40 % nelle emissioni di gas serra, rispetto ai livelli del 1990, entro il 2030. 

Altre nazioni, come la Cina, non hanno stabilito un target di riduzione, ma un determinato anno entro il quale le emissioni dovranno raggiungere il loro picco. Nel caso della Cina, il 2030. Questo significa che, fino ad allora, le sue emissioni continueranno ad aumentare. Semplicemente, si spinge in avanti il momento in cui la curva delle emissioni dovrà cominciare a scendere; e a quel punto, per evitare le conseguenze più disastrose dell’effetto serra, la discesa dovrà essere molto più precipitosa. Un impegno per ridurre le emissioni di anidride carbonica è fondamentale; ma un impegno che non sia condiviso con i Paesi a più forti emissioni (appunto Cina, India, USA, ecc.) darà benefici pari a zero. L’augurio è che, a Parigi, si possa stabilire un accordo per alzare progressivamente l’asticella dei tagli. Ma non sarà facile mettere tutti d’accordo.

Fonte: Gravità Zero, da un articolo di Benedetta Bianco

venerdì 27 novembre 2015

L'EDILIZIA DEL FUTURO È SEMPRE PIÙ GREEN

Innovare diventa la parola chiave

La bioedilizia è anche quest’anno al centro della 28ª edizione del salone Restructura, organizzato da Gl events, che vede presenti come sempre in prima linea CNA Torino ed in particolare CNA Costruzioni, impegnate da anni nel promuovere la cultura d’impresa di artigiani e costruttori su questa materia così importante anche attraverso la partecipazione a Restructura.



CNA è fortemente convinta – spiegano il Presidente e il Segretario di CNA Costruzioni, Andrea Talaia e Giovanni Brancatisano – che il rilancio delle costruzioni sarà possibile solo in chiave green, lavorando per riqualificare le nostre città senza consumare nuovi suoli, mettendo in sicurezza i territori dal rischio idrogeologico, puntando sull’efficientamento energetico e sul benessere abitativo”.

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ANTONIO FAGO: ECCO PERCHÉ SALVAGUARDARE L'AMBIENTE È UN DOVERE DI TUTTI


La crisi ha colpito duramente la filiera piemontese composta da edilizia, costruzioni, impiantistica e serramenti: 60.000 posti di lavoro persi in 4 anni (2009/2013); diminuzione del 24% degli investimenti; procedure fallimentari  aumentate del  27%; crollo del 45% delle compravendite delle unità abitative; perdurare  dello stallo dei mutui; pagamenti da parte della Pubblica Amministrazione che superano i 5 mesi di attesa, e in molti casi, arriva oltre i 12 mesi. Se l’economia nel 2015 mostra i primi segni di ripresa, questo per l’edilizia non avviene, in particolare per le nuove costruzioni. La crisi delle costruzioni, come ha ben documentato il Cresme, anticipando per CNA i dati del XXIII rapporto congiunturale, ha avuto un effetto selettivo in termini di tipologie di prodotti, di servizi, di modelli di offerta e di territori. Il mercato delle costruzioni e quello immobiliare oggi vedono la presenza di nuovi soggetti che prima non c’erano. Innovare diventa la parola chiave. La riqualificazione la fa da padrona, ma quali sono gli elementi per fissare le strategie di impresa per il futuro?

CNA, in questa edizione di Restructura, tenta di rispondere a questa domanda spiegando come l’innovazione tecnologica e dei materiali utilizzati sia in parte una riscoperta di tradizioni e saperi del passato e ciò chiarisce il ruolo chiave dei mestieri artigiani: da qui il titolo del concorso d’abilità “L’innovazione della tradizione” dove saranno presentati al grande pubblico e premiate case history innovative del made in Italy (aziende che hanno investito in formazione, attrezzature, materiali innovativi), scelte per rappresentare come si deve costruire e aziende che nel corso della manifestazione realizzeranno dimostrazioni dal vivo nel segno della tradizione (decorazione, restauro e finiture ecc.). Sempre in questo senso va letta anche la realizzazione di un’area cantiere per le soluzioni di edilizia ecosostenibile e la terza edizione della dimostrazione “Finiture ad arte”, organizzata in collaborazione con il Formedil, che coinvolgerà scuole edili di tutta Italia sul tema degli orti verticali. Un tema a cui si lega anche il convegno “L’agricoltura in città” tenuto dal docente in pensione del Politecnico Giovanni Brino, che farà una panoramica del verde “agricolo” della Città metropolitana dagli anni Sessanta ad oggi: se ne contrano ancora circa 2 milioni di metri quadri per un totale di quasi 80 mila persone coinvolte, un fenomeno di cui non si può non tenere conto nel riflettere sulla sostenibilità delle città future, ma anche nei progetti di riqualificazione delle periferie urbane e di ricucitura con il centro città. Un esempio significativo del forte impegno della CNA nel campo dell’edilizia sostenibile è inoltre il progetto UpToGreen, giunto alla sua seconda fase, del quale in fiera verrà presentato il sito Internet, vetrina del centinaio di imprenditori piemontesi coinvolti nel progetto.

Le imprese associate CNA, in tutti i settori rappresentati nell’area espositiva all’Oval-Lingotto Fiere, si confronteranno con il tema green proponendo prodotti e soluzioni tecnologiche e di posa in opera sostenibili: dal legno-arredo all’impiantistica termo-gas-idraulica, dai serramenti alle piscine, dal restauro conservativo alla lavorazione della pietra e del marmo, dalle vetreria all’edilizia in genere, dai mosaici alle sabbiature dei manufatti edili, dagli impianti tecnologici al servizio degli edifici a quelli per la produzione di energie da fonti rinnovabili, dalla decorazione artistica alla pavimentazione, dalla decorazione degli edifici alla coibentazione. Presente anche un’aerea dedicata all’intaglio ligneo.

Numerosi i seminari di approfondimento che si terranno a Restructura, a regia CNA per affrontare temi come: il benessere abitativo, le procedure tecniche e amministrative per interventi edilizi, il nuovo codice degli appalti (organizzati in collaborazione tra gli altri con l’Ordine degli Architetti di Torino che riconoscono anche crediti formativi per architetti e geometri); l’unione tra innovazione e tradizione, la tecnologia dell’era digitale per la competitività di aziende e artigianato; il consolidamento e la competitività della filiera del legno, la contrattazione sul lavoro nella cooperazione, il social e digital marketing, la formazione nel settore costruzioni e la riforma sull’alternanza Scuola-lavoro.

Presso lo stand CNA a Restructura in tutti i giorni della manifestazione verrà presentata la Banca dati appalti Servizio tecnico-legale in materia di appalti privati e pubblici alle imprese del comparto Edile ed Affini. Inoltre nello stand CNA vi sarà il Myanmar, primo paese straniero ospite a Restructura. Nei quattro giorni di fiera saranno presenti due donne birmane, ospiti della Città di Torino e con il contributo di Unido, per mostrare l’eccellenza dei laccatori birmani e metterli in contatto con gli artigiani locali.

La riforma della formazione nel settore delle costruzioni e l’alternanza scuola-lavoro saranno al centro di una tavola rotonda che si terrà sabato 28 novembre ore 17, presso la Ponti, a cui prenderà parte il sottosegretario al ministero del Lavoro, Luigi Bobba. All’incontro saranno presenti anche l’assessore regionale alla Formazione Gianna Pentenero e il Presidente nazionale del Formedil, Massimo Calzoni, Alessandra Magnino del progetto Botteghe Scuola della Regione Piemonte e il Coordinatore del Comitato unitario delle Confederazioni artigiane piemontesi Filippo Provenzano.

Infine, domenica 29 novembre dalle ore 10.30, presso la Sala Gialla del Lingotto Fiere a Torino, si svolgerà l’Assemblea annuale di CNA Torino dal titolo “La voce dei piccoli, la forza del cambiamento. Artigiani, commercianti e Pmi: dalla buona politica il rilancio dell’economia”. Interverranno: Daniele Vaccarino, Presidente CNA Nazionale, Nicola Scarlatelli, Presidente CNA Torino, Paolo Alberti, Segretario CNA Torino, Piero Fassino, Sindaco Città metropolitana di Torino.

giovedì 26 novembre 2015

QUALE FUTURO PER GLI OCEANI?

Roberto Danovaro
Roberto Danovaro
L’azione dell’Uomo nell’epoca storica definita “Antropocene” sta determinando uno stravolgimento degli equilibri naturali del Pianeta.
Pesca eccessiva, distruzione degli habitat, contaminazioni, discariche a mare, plastica, unitamente a nuove tipologie di sfruttamento di idrocarburi e materie prime mettono a dura prova la sopravvivenza di molte specie marine.

Gli oceani sono una componente chiave per contrastare l'aumento delle concentrazioni di anidride carbonica nell’atmosfera, ma a costo di una riduzione sensibile del pH e dell’ossigeno e di un aumento della temperatura media.
Ciò ha pesanti conseguenze sulla biodiversità, sul funzionamento degli ecosistemi marini e sulla fornitura di beni e servizi per l'uomo. Questi cambiamenti favoriscono l’espansione di specie aliene, alterando alcune catene alimentari marine. Cambiamenti globali e inquinamento sembrano avere effetti moltiplicativi. Analizzeremo insieme la situazione attuale per formulare alcune ipotesi sulla biodiversità del futuro.
GIOVEDÌ 26 NOVEMBRE, ore 17.45
QUALE FUTURO PER GLI OCEANI?
Aldo Fasolo lecture
ROBERTO DANOVARO
Presidente Stazione Zoologica Anton Dhorn di Napoli
Teatro Colosseo via Madama Cristina 71, Torino
INGRESSO LIBERO 

mercoledì 25 novembre 2015

CAMPAGNA DI DIAGNOSI ENERGETICA DEI CONDOMINII DI MILANO

Nel biennio 2013/2014, 127 stabili condominiali energivori di Milano e provincia diagnosticati e 5.000 famiglie informate, 23 interventi di efficientamento effettuati hanno ridotto di 560,2 tonnellate la CO2 in ambiente e garantito un risparmio annuo di € 17.423 per ciascun condominio

Milano, 24 novembre 2015 - Secondo i dati diffusi da Eurostat i consumi energetici del settore residenziale in Italia hanno superato 34 milioni di tonnellate equivalenti di petrolio (pari al 29% dei consumi finali del nostro Paese). Secondo dati ENEA il riscaldamento copre oltre i due terzi dei consumi domestici complessivi; seguono gli usi cucina e acqua calda sanitaria e l’illuminazione/utilizzo apparecchi elettrici. Le emissioni inquinanti generate dal riscaldamento residenziale rappresentano la seconda causa d’inquinamento atmosferico dopo il settore dei trasporti.
In questo contesto sono i condominii dotati di impianto di riscaldamento centralizzato costruiti prima degli anni ’90 - quando ancora non c’era una chiara normativa in termini di prestazione energetica in edilizia - la principale causa di spreco energetico. Proprio a loro – e in particolare ai loro amministratori – è stato dedicato il convegno “E’ possibile riqualificare a norma e in qualità grazie al Contratto di Rendimento Energetico (EPC) con il nuovo prodotto finanziario Unicredit”, organizzato oggi a Milano da ECOndominio, ESCo specializzata nella promozione e diffusione della cultura dell’efficienza energetica in condominio, con il patrocinio di Regione Lombardia e in collaborazione con il Gruppo 24 Ore.

lunedì 23 novembre 2015

RISCHIO INCENDI: SCIENZA, INNOVAZIONE, STRUMENTI PER LA PREVENZIONE

"Rischio incendi scienza, innovazione, strumenti per la prevenzione al servizio di decisori politici e della società" è il workshop che si terrà a Lecce, presso il MUST, Museo Storico Città di Lecce, in Via degli Ammirati 11 il 24 novembre 2015, ore 09.00

Il 24 novembre 2015 si terrà a Lecce, dalle 9:00 presso il MUST, Museo Storico Città di Lecce (Via degli Ammirati 11), il workshop finale del progetto OFIDIA "Rischio incendi: scienza, innovazione, strumenti per la prevenzione al servizio di decisori politici e della società".
L'evento coinvolgerà rappresentanti istituzionali, referenti della Regione e della Protezione Civile, rappresentanti della società civile, del mondo imprenditoriale e dell’opinione pubblica le cui attività sono interessate al tema della prevenzione e della previsione dei rischi connessi agli incendi.

Obiettivo principale del progetto OFIDIA è la realizzazione di un’infrastruttura operativa transnazionale di prevenzione ai pericoli di incendio che possa aumentare l’abilità degli stakeholder regionali nel rilevare e combattere gli incendi boschivi attraverso il monitoraggio ambientale, la costruzione di modelli climatici, la previsione dei pericoli di incendio e l’accesso automatico ai dati storici collegati ad essi. Per il raggiungimento di tali obiettivi è stato creato un consorzio che include due istituti di ricerca, il Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici (CMCC, Italia) e l’Università di Ioannina (UI, Grecia), e tre stakeholder: DAFD (Decentralized Administration of Epirus-Western Macedonia, Forest Directorate, Grecia), Provincia di Lecce (LE) e Città Metropolitana di Bari (BA).

Nel corso del workshop saranno illustrati gli obiettivi del progetto e le attività svolte dai partner italiani e greci. 
Le reti dei sensori wireless OFIDIA installate nella Regione Puglia, la piattaforma software di gestione e analisi dei dati, la modellazione del rischio incendi e il sistema avanzato di visualizzazione per la prevenzione del rischio incendi e il monitoraggio, le sale operative di controllo: questi i principali risultati del progetto che saranno presentati nel corso dell'evento.
Ricerca e tecnologie all'avanguardia dunque, per ricadute concrete per la società civile.
Saranno, inoltre, proiettati in anteprima il video di presentazione del progetto Ofidia e lo spot della Campagna Antincendio realizzato in collaborazione con la Protezione Civile della Regione Puglia.

Il workshop si concluderà con la tavola rotonda “Le innovazioni tecnologiche a supporto della prevenzione degli incendi boschivi”, importante momento di discussione e di confronto con quanti svolgono un ruolo attivo su temi che rivestono un’importanza strategica per la sicurezza, presente e futura, delle persone e dell’ambiente.

Durante i lavori interverranno Giovanni Aloisio, Professore Università del Salento e CMCC; Vincenzo Zara, Rettore Università del Salento; Loredana Capone, Assessore Regione Puglia; Paolo Perrone, Sindaco Città di Lecce; Alessandro Delli Noci, Assessore Città di Lecce; Antonio Gabellone, Presidente Provincia di Lecce,  Giuseppe Silletti, Comandante Regionale Corpo Forestale; Giuseppe Fanelli, Commissario Capo Regionale Corpo Forestale; Lucia Di Lauro, Dirigente Protezione Civile Regionale – Centro Funzionale decentrato Regione Puglia; Giuseppe Amoruso, Protezione Civile Regionale – Centro Funzionale decentrato Regione Puglia; Giulio Mele, Protezione Civile, Provincia di Lecce; Donato Giannandrea, Città Metropolitana di Bari; Stergios Anastasiadis, Università di Ioannina, Grecia; Sandro Fiore, CMCC; Maria Mirto, CMCC; Costantino Sirca, CMCC; Aris Bartzokas, Università di Ioannina, Grecia; Carlo Dimaggio, Clio; Giovanni Chiesurin, Geoves/MeteoSystem.

L'agenda completa
La pagina dell'evento
Il sito ufficiale del Progetto OFIDIA

Per registrarsi e prendere parte all’evento scrivere a info@cmcc.it.

sabato 21 novembre 2015

THYSSENKRUPP CHIEDE INTERVENTO PER MIGLIORARE LA SOSTEBILITÀ NELLE CITTÀ

È importante puntare a migliorare l'efficienza energetica dei centri urbani: da una ricerca è emerso che bisogna intervenire adesso per garantire un risparmio significativo entro I prossimi 15 anni. Oggi gli edifici rappresentano il 40% del consumo globale di energia.



Allo Smart City Expo 2015 di Barcellona, il più importante congresso al mondo sulle smart city, Andreas Schierenbeck, Amministratore Delegato di ThyssenKrupp Elevator ha dichiarato “oggi gli edifici delle nostre città sono vincolati da standard energetici insufficienti e da sistemi inefficienti che hanno un’aspettativa di vita media di 15 anni. Servizi essenziali come ascensori, riscaldamento, ventilazione e refrigerazione non operano ai livelli di massima efficienza, è di vitale importanza intervenire adesso, altrimenti corriamo il rischio di pagare queste scarse prestazioni energetiche fino al 2030”.

Sull'argomento: Antonio Fago ha pubblicato: IL 42% DELLE IMPRESE ITALIANE ADOTTA MODELLI "GREEN"

È stato calcolato che ad oggi, ogni singolo edificio commerciale consumerà in media 12.000 MWh di elettricità, nei prossimi 15 anni. Solo negli Stati Uniti vengono costruiti ogni anno più di 150.000 edifici, ne consegue un consumo di energia elettrica di 120 TWh all'anno, l'equivalente del consumo totale annuo di energia elettrica nei Paesi Bassi. Ridurre adesso questo valore anche solo del 10%, ci farebbe risparmiare circa di 180 TWh nell’arco di 15 anni e ridurre le emissioni di 180 milioni di tonnellate le emissioni di CO2: equivale a ridurre il numero di auto in circolazione di due milioni l'anno o a piantare tre miliardi di alberi.

Schierenbeck ha aggiunto: "La produzione di energia rapportata ai consumi è un dibattito aperto da tempo, ma la rapida e crescente urbanizzazione in tutto il mondo ci costringe ad intervenire più velocemente, per creare soluzioni più efficienti. Entro il 2030, circa il 60% della popolazione mondiale vivrà nelle città e il consumo di energia in queste aree urbane aumenterà di circa un quarto. Come risultato, gli edifici inefficienti di oggi non saranno in grado di soddisfare la crescente domanda di energia, questo rende indispensabile decidere oggi come sviluppare le città del futuro, dobbiamo essere lungimiranti e concentrarci sulla sostenibilità ambientale e favorire le generazioni a venire".
Se consideriamo che gli edifici consumano il 40% dell’energia globale, il cuore del dibattito va rivolto a queste strutture. Nelle città, la tendenza è quella di costruire sempre più verso l’alto e il nostro compito è rendere i grattacieli più intelligenti, riducendo al minimo i consumi ed il loro impatto sull’ambiente. Con edifici sempre più alti, gli ascensori rappresentano uno degli impianti che consumano maggiormente energia, diventando quindi un elemento chiave quando si cerca di migliorare l'efficienza energetica urbana.

Innovazioni per le città sostenibili
Andreas Schierenbeck cita tecnologie innovative come il sistema MULTI tra le soluzioni che possono aiutare a ridurre i consumi degli edifici. Il 5 novembre 2015, ThyssenKrupp ha presentato un prototipo funzionante di MULTI in scala 1:3 presso il prestigioso Innovation Center a Gijón, in Spagna. Il sistema MULTI utilizza motori lineari invece delle classiche funi, consentendo alle cabine di muoversi anche in orizzontale, trasformando il convenzionale trasporto degli ascensori in un sistema metropolitano verticale. La tecnologia MULTI aumenta le capacità e l'efficienza dei trasporti negli edifici, riducendo l’impatto energetico degli ascensori e i picchi di carico elettrico.
L’innovativo sistema di trasporto ACCEL si colloca a metà tra un tappeto mobile e un people-mover, favorisce la costruzione di nuovi punti di accesso alle stazioni della metropolitana già esistenti, rendendole facilmente raggiungibili anche per chi di solito non utilizza la metropolitana a causa della distanza dalle stazioni. I sistemi metropolitani possono essere maggiormente sfruttati creando nuovi punti di accesso, questo nuovo sistema di trasporto è in grado di attirare il 30% di passeggeri in più all’interno delle stazioni. ACCEL è la migliore alternativa alla costruzione di nuove e costose stazioni metropolitane e allo scavo di nuovi tunnel di collegamento, garantendo una significativa diminuzione del numero di automobili in circolazione.

Oltre a queste innovazioni, ThyssenKrupp ha recentemente presentato un servizio innovative chiamato MAX: un sistema di monitoraggio remoto, predittivo e preventivo, che cambia per sempre le regole del gioco, capace di aumentare drasticamente i livelli di disponibilità di tutti gli ascensori attuali e futuri. Con MAX, i dati raccolti in tempo reale da milioni di ascensori ThyssenKrupp, vengono inviati alla piattaforma cloud Azure di Microsoft, in cui un sofisticato algoritmo calcola la durata residua dei sistemi chiave e dei componenti di ogni ascensore. Da oggi, il team di oltre 20.000 tecnici di ThyssenKrupp a livello mondiale potrà contare su un nuovo compagno di squadra: MAX può informare i proprietari degli immobili in anticipo, indicando quali sistemi e componenti chiave dovranno essere riparati o sostituiti e programmandone gli interventi. In un edificio connesso a MAX i passeggeri perderanno meno tempo ad aspettare l’ascensore, con una notevole riduzione di stress e una maggiore qualità di vita.

Schierenbeck ha concluso, "La sostenibilità ambientale è qualcosa che non possiamo più ignorare e con una serie di vantaggi chiari e tangibili gli ascensori ad alta efficienza energetica sono indispensabili per garantire alle città del futuro di essere realmente sostenibili. Il momento per integrare questi sistemi negli edifici è adesso. Esistono già le competenze e i prodotti; la sfida è quella di accellerare il processo di integrazione e di aggiornare il nostro modo di costruire".

Dobbiamo discuterne ora!
In un'epoca in cui Internet e i social network definiscono i trend di discussione globali su una moltitudine di questioni chiave, HURBAN HUB di ThyssenKrupp è un magazine digitale internazionale, che promuove discussioni interattive sull’urbanizzazione sostenibile e coinvolge tutti coloro che sono impegnati nella costruzione delle nostre città. Si affrontano temi come le smart-city e le innovazioni nel campo della mobilità urbana sostenibile ed efficiente, URBAN HUB è ricco di video, foto, illustrazioni e approfondimenti in inglese, tedesco, spagnolo, francese e portoghese. Una versione in cinese sarà presto disponibile.

Scopri ed iscriviti ad URBAN HUB al seguente link: www.urban-hub.com

Andreas Schierenbeck presenterà la sua relazione allo Smart City Expo di Barcellona questo martedì, 17 Novembre. Per ulteriori informazioni e per l’agenda dettagliata dell’evento, potete visitare il sito al seguente link: http://www.smartcityexpo.com/

ThyssenKrupp Elevator
La divisione Elevator Technology racchiude tutte le attività del Gruppo ThyssenKrupp nei sistemi di trasporto passeggeri. Con un fatturato di 6,4 miliardi di euro nell’anno fiscale 2013/2014 e clienti in 150 Paesi, ThyssenKrupp Elevator è una società leader a livello mondiale nel settore ascensoristico. Con più di 50.000 dipendenti altamente qualificati, l'azienda offre prodotti innovativi a basso consumo energetico progettati per soddisfare le esigenze di ogni cliente. La gamma di prodotti comprende sistemi elevatori per passeggeri e merci, scale e tappeti mobili, montacarichi, ponti di imbarco per gli aerei, e servizi a valore aggiunto per ogni tipologia di prodotto. Le 900 sedi dislocate in tutto il mondo forniscono una rete capillare di vendita e di servizi che garantiscono la vicinanza ai clienti.

ThyssenKrupp
ThyssenKrupp, è un gruppo industriale tecnologico che opera in una vasta gamma di settori. Oltre 155.000 dipendenti in 80 paesi lavorano con passione e competenza tecnologica per sviluppare prodotti di alta qualità, processi industriali innovativi e servizi a favore di un progresso sostenibile. Le loro abilità e il loro l'impegno sono la base del nostro successo. Nell'anno fiscale 2013/2014 ThyssenKrupp ha generato un fatturato di circa 41 miliardi €.
Web: www.thyssenkrupp-elevator.com 

giovedì 19 novembre 2015

L'ENCICLICA: UNA SANTA ALLEANZA TRA SCIENZA E RELIGIONE

L'intervento del direttore di Reset-Dialogues apparso nel contesto della discussione sull’Enciclica di Papa Francesco Laudato si’ “sulla cura della casa comune” organizzata dal Fondo Ambiente Italiano, che ospita sul proprio sito le riflessioni, tra gli altri, di Salvatore Veca, Michele Salvati, Michelangelo Pistoletto, Lucetta Scaraffia, Giulia Maria Crespi, Andrea Carandini e Marco Vitale.

Le affinità evidenti, con la propria ispirazione, che il FAI trova nella Enciclica “Laudato Si’”, sono ben piantate nel documento pontificio, non riguardano solo alcuni aspetti della visione di Papa Francesco, ma la stessa base argomentativa, l’idea che “un vero approccio ecologico diventa sempre un approccio sociale” e che “insieme al patrimonio naturale, vi è un patrimonio storico, artistico e culturale, ugualmente minacciato”, per cui “l’ecologia richiede anche la cura delle ricchezze culturali dell’umanità nel loro significato più ampio”. Il riferimento alle “associazioni” che difendono “l’ambiente naturale e umano” (par. 232) non poteva essere più diretto e caratterizza l’impronta dialogica, collaborativa, aperta, che attraversa tutta l’Enciclica. La Chiesa cattolica si presenta qui come una voce desiderosa di contribuire, insieme ad altre, a risvegliare la coscienza del valore della Terra, del contesto naturale e storico-culturale in cui si colloca l’esistenza umana.

lunedì 16 novembre 2015

SIAMO TUTTI PARIGINI

"Non possiamo fare a meno di dirci, anche Noi, parigini e partecipare al lutto delle famiglie delle vittime dell’infame attentato ed al dolore della Francia e dell’Umanità intera.
Lo spargimento di sangue innocente in nome di un Dio, che gli assassini chiamano Allah, di un Dio che certo non si riconosce in loro, grida vendetta agli  occhi  di DIO, comunque chiamato!".

È la dichiarazione del direttivo di Sorella Natura, di cui Antonio Fago è vicepresidente. E continua...

"Vendetta che deve tradursi in giusta punizione degli assassini, dei loro mandanti e dei loro fiancheggiatori".

"Vendetta che non deve, non può, esser criminalizzazione di una intera comunità religiosa, quella islamica. Comunità che deve però condannare, senza se e senza ma, gli assassini, di oggi e di ieri, al suo interno".

"Quindi non vendetta nel senso di campagna di odio e di sangue ma che deve tradursi in piena e consapevole affermazione della Nostra identità (recuperiamola se l’abbiamo persa o seguiteranno ad ucciderci) e in totale fermezza nella legalità".


Diamo luogo:
  • al coraggio di seguitare a vivere come sempre;
  • al coraggio di affermare l’identità dell’occidente, che è identità cristiana;
  • al coraggio di imporre a chi accogliamo il rispetto dei nostri valori, così come Noi rispettiamo quelli degli altri quando andiamo a casa loro;
  • all’abbandono della viltà di consentire ad altri quello che non consentiamo a noi … dal padre padrone, alla poligamia, al volto coperto … alla macellazione con sgozzamento …
  • all’abbandono della viltà di non esporre il crocifisso, di non fare il Presepio e di non condurre gli alunni alla mostra d’arte sacra …
  • all’abbandono della viltà che confonde la tolleranza, l’accoglienza, l’integrazione, con il permissivismo ideologico, pseudo democratico e distruttivo e con il relativismo agnostico.





domenica 15 novembre 2015

L'AMBIENTE HA BISOGNO DI NOI, NONOSTANTE TUTTO

Dopo i recenti tragici accadimenti di Parigi, e il cordoglio per le vittime e le loro famiglie, si cerca di guardare avanti, di pensare al futuro di tutti, del Pianeta. A pochi giorni dall’inizio della Conferenza di Parigi, Antonio Fago, presidente del Centro Studi Prospettive parla della delicata questione del cambiamento climatico in corso, che è destinato a causare gravi danni al Pianeta e alla stessa razza umana: vogliamo continuare a consumare il suolo, cementificare, trivellare, vogliamo intossicarci con cattivi cibi, ammalarci per l’aria che respiriamo, condannare il pianeta al degrado e le future generazioni a vivere in un ambiente ostile?

Il Gardinale Crescenzio Sepe e Antonio Fago al Convegno di Fondazione Sorella Natura

Rispetto per l'ambiente, sviluppo, ecologia e risparmio. Potrebbero essere le paroel chiave di un prossimo incontro organizzato da Centro Studi Prospettive, e proposto da Antonio Fago alla luce del prossimo incontro che si svolgerà alla Conferenza Internazionale sui Cambiamenti Climatici.

Quella del riscaldamento globale è una questione che non può essere delegata a nessuno, non è cosa riservata agli ambientalisti. Ci riguarda tutti, ora, subito. Tutti devono fare la loro parte, governo, Parlamento, cittadini.

Fago ha più volte è  sottolineato quanto sia il momento di guardare avanti cercando, con coraggio, di sperimentare le soluzioni più innovative e rispettose nei confronti dell'ambiente. Come all'inconstor che si è svolto con la Fondazione Sorella Natura a Napoli il 6 novembre scorso, in contro cui ha partecipato anche, tra gli altri, il Ministro per l'Ambiente Gianluca Galletti.

Alcune città italiane hanno già raggiunto risultati eccellenti in tema ambientale e di impegno civico. e tutto con la buona politica, quella stessa politica che mette al centro dello sviluppo della comunità il cittadino, la persona. Alcuni risultati importanti, nello specifico, sono la raccolta differenziata, la fornitura di riduttori di flusso per i rubinetti nelle case dei cittadini e, soprattutto, la cooperativa di comunità. La partecipazione dei cittadini è, infatti, al primo posto.

Tuttavia altre città rimangono indietro e la strada per trasformarle in  città virtuose è ancora molto lunga e tortuosa. 

In città  si possono fare tante cose, a partire dall'installazione dei pannelli solari sugli edifici pubblici o privati, formando una cooperativa i cui utili vengano rinvestiti in progetti che riguardano tutta la cittadinanza, dalle strade alle scuole. 

Si possono attuare raccolte differenziate che permettano di ricavare materiali di alto valore, trasformando così il rifiuto da costo a risorsa. Tutto ciò si ottiene con una buona amministrazione e con cittadini responsabilizzati che comprendano che anche loro hanno da guadagnare in termini ambientali, di salute ed economici.

Quella del riscaldamento globale è una questione che “non può essere delegata a nessuno, non è cosa riservata agli ambientalisti. Ci riguarda tutti, ora, subito. A Parigi si deciderà il futuro, si deve uscire con un accordo che impegni gli Stati a non aumentare la temperatura del pianeta oltre i due gradi centigradi (e già così non si eviteranno gli effetti negativi di 200 anni di industrializzazione selvaggia).

giovedì 12 novembre 2015

EXPO: QUALE DESTINO PER IL PRINCIPALE MATERIALE PROTAGONISTA DELLE STRUTTURE?

I riflettori puntati su Expo per sei lunghi mesi vissuti intensamente si sono definitivamente spenti e il bagno di folla quotidiano si è dileguato lasciando il posto al rumore dei cantieri. Il desiderio di tutti ora è quello di far si che l’area anche in futuro continui a ricoprire un ruolo di eccellenza.

expo milano 2015
Expo Milano 2015


Dei fasti di Expo rimarrà solo una manciata di strutture: Palazzo Italia, Cascina Triulza, Passerella Expo – Fiera, Passerella Expo-Merlata, l’Open Air Theatre, l’Albero della Vita, e, forse, Padiglione Zero. 


Leggi anche l'intervista ad Antonio Fago:
CUSTODIRE IL PIANETA CON LE GUARDIE ECOLOGICHE DEL CREATO

L’acciaio è presente nella totalità delle opere permanenti fuori terra: il 70% è stato realizzato interamente in carpenteria metallica e nel restante 30% l’acciaio da carpenteria metallica è comunque in abbinamento al cemento armato e al legno.

Maestranze e gru hanno ripreso possesso dell'area, questa volta per svolgere un compito delicato quasi quanto quello della costruzione: smantellare tutte le opere temporanee, entro il 30 giugno 2016.

L'80% del costruito a vista delle opere temporanee di Expo è stato realizzato in acciaio. La scelta non è stata certo casuale, ma frutto di ben ponderate considerazioni: consapevoli della necessità di recuperare il materiale e in alcuni casi gli stessi padiglioni a fine evento, si è deciso di utilizzare un materiale sostenibile, che rispondesse alla riciclabilità e alla necessità di temporaneità, di rapida dismissione e di reversibilità delle opere. L'acciaio è infatti un materiale che si presta in modo eccellente al montaggio, smontaggio e successivo riutilizzo delle strutture: un percorso per il quale Expo ha offerto il palcoscenico ideale.

Sostenibilità e riciclo: filo conduttore del Dismantling

Il piano di smantellamento delle strutture di Expo presenta un cronoprogramma serrato e vincolante: 1 e 2 novembre riconfigurazione del sito, dal 3 al 17 novembre trasloco,
demolizione delle strutture fuori terra dal 18 novembre al 31 marzo 2016, demolizione delle fondazioni rinterri e rimozione impianti dal 1° aprile al 30 maggio. Tutto deve essere svolto nel pieno rispetto dei tempi programmati, tenendo conto che il 30 giugno 2016 scade il diritto di superficie.

Nella fase di smantellamento, la sostenibilità dei materiali e delle procedure gioca un ruolo rilevante. Trai i diktat imposti, il divieto di utilizzare impianti mobili di frantumazione e recupero in sito e aggregati riciclati per riempimenti. E' invece stato posto l'accento sulla necessità di ridurre al minimo l'impatto ambientale, recuperando e riciclando i rifiuti, contenendo le emissioni di polveri, le vibrazioni e l'inquinamento acustico. La demolizione deve avvenire infatti secondo un criterio selettivo in grado di garantire la tracciabilità e il recupero della massima quantità possibile di rifiuti, rigorosamente suddivisi per tipologia. E' perciò necessario procedere con lo smontaggio preventivo delle componenti riutilizzabili e di tutti i materiali estranei agli inerti. Le opere realizzate in acciaio sono in grado di rispettare tutte queste prescrizioni.

Il ruolo dell'acciaio nel dismantling

L'acciaio è un materiale sostanzialmente "pulito", riciclabile al 100%, riutilizzabile, che grazie ad una costruzione realizzata con montaggio a secco ha un impatto ambientale minimo rispetto ad altri materiali da costruzione. La stessa sostenibilità si rivela anche nelle procedure di smantellamento e quindi riguarda l'intero ciclo di vita del materiale. E' questo uno dei motivi che hanno concorso alla scelta dell'acciaio nella maggior parte dei padiglioni realizzati dai Paesi stranieri partecipanti: su 52 Paesi il 69% ha realizzato le strutture del proprio padiglione completamente in acciaio, il 4% in strutture composte acciaio – cls, il 6% in acciaio e altri materiali, il 4% in calcestruzzo prefabbricato e il 17% in legno. Procedendo allo smantellamento delle strutture in acciaio, inoltre, anche la produzione e l'immissione di polveri in atmosfera viene praticamente azzerata.

Ricordiamo che l’acciaio è il materiale più riciclato nel mondo: vengono riciclate 14 tonnellate al secondo. L’Italia è il 1° paese europeo per riciclo di rottame ferroso con una media di circa 20 milioni di tonnellate annue di materiale che viene rifuso nelle acciaierie nazionali. Dopo aver esaurito le proprie funzioni strutturali, il 100% dell’acciaio rottamato viene riciclato (senza perdere alcuna proprietà) e il 99% dei profili (sia piani che lunghi) viene recuperato in quanto facilmente separabile dagli altri materiali. L’acciaio dunque contribuisce direttamente alla conservazione delle risorse naturali.

La second life delle opere in acciaio
Sul futuro dei padiglioni dismessi si aprono scenari molto vari. Alcuni Paesi, già in fase di progetto, hanno individuato con precisione l'uso futuro del padiglione, prevedendone il rimpatrio. Altri invece hanno preferito donare il proprio a Paesi in difficoltà, con un uso diverso da quello originale. Altre strutture, per le quali non è stata prevista una destinazione particolare, verranno smantellate e l'acciaio verrà interamente recuperato e riutilizzato con finalità diverse. Qualche esempio concreto:

Il padiglione degli Emirati Arabi, una volta smontato, verrà rimontato e riutilizzato in occasione della prossima edizione di Expo 2020, a Dubai.

Diverso il destino per New Holland: il padiglione sarà infatti ricostruito come showroom altamente innovativo, focalizzato intorno ai principi di riciclo e sostenibilità.

L'Ungheria riutilizzerà il 90% dell’edificio, che andrà ad ospitare il Centro Nazionale della Salute e dell’Informazione.

L'Uruguay non ha previsto che il padiglione potesse essere rimontato in patria. Il manufatto resta contrattualmente di proprietà dell’impresa costruttrice. In particolare la struttura metallica sarà ritirata dal costruttore metallico.

Particolare, infine, il reimpiego previsto per la Svizzera: le torri saranno infatti recuperate e riutilizzate nelle città svizzere come serre urbane.

La maggior parte del materiale della Santa Sede, una volta dismesso il padiglione, verrà recuperato e verranno riciclati materiali e componenti, esattamente come per tutti i padiglioni per i quali non è prevista una nuova destinazione d’uso.


Link: http://www.promozioneacciaio.it

martedì 10 novembre 2015

CLIMA: GALLETTI A PRE-COP21, OBIETTIVO ITALIANO È PUNTARE A RISCALDAMENTO ENTRO SOGLIA DI 1,5 GRADI

Ministro a Parigi per evento preparatorio di Cop21: «Salvezza Pianeta riguarda tutti, nessuno resti a terra»



Roma, 10 nov - «A Parigi ogni Paese dovrà venire con l’obiettivo di salvare il Pianeta: è un problema che riguarda tutti e nessuno dovrà restare a terra». Così il ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti al termine della pre-Cop21 che si è tenuta a Parigi da domenica 8 fino a martedì 10 novembre.

Riunione preparatoria della vera e propria Conferenza delle Parti che si svolgerà agli inizi di dicembre nella capitale francese. Il ministro ha ricordato che per «l’Ue e l’Italia l’obiettivo resta quello di contenere il riscaldamento globale entro i due gradi. Continuiamo ad insistere affinché nell’accordo finale ci siano elementi quantitativi, il taglio di emissioni del 50% entro il 2050 e la neutralità delle emissioni entro fine secolo».

 Ma durante le due settimane di lavori, dal 30 novembre all'11 dicembre, la delegazione italiana insisterà anche per l'inserimento nel testo conclusivo di un "riferimento" ad un obiettivo ancora più ambizioso: il contenimento del riscaldamento globale a 1,5 gradi, come richiesto da alcuni Paesi, in particolare le piccole isole che altrimenti rischiano di scomparire.

L’obiettivo italiano.

«Con la Cop21 si comincia un percorso e tutti dobbiamo essere disponibili a proseguirlo uniti, con obiettivi monitorati e controllati, che possono essere rivisti e migliorati nel corso del tempo.

Oggi la scelta di fissare l’innalzamento della temperatura globale sotto i 2 gradi è sufficiente, ma qui alla PreCop21 stiamo discutendo per inserire nel documento anche un riferimento a 1,5 gradi, perché non è poi certo che la soglia dei 2 gradi nel tempo sarà sufficiente a scongiurare i cambiamenti climatici».

«L’accordo di Parigi è reso impellente proprio dal fatto che ancora inquiniamo in maniera crescente – spiega Galletti –, ma siamo ottimisti, le cose stanno cambiando molto. L’ultimo accordo sul clima, quello di Kyoto, aveva visto la sottoscrizione solo dei Paesi che coprivano il 13% delle emissioni. Noi eravamo tra quelli e gli impegni presi li abbiamo rispettati. Anche se si tratta di impegni comunque limitati nella globalità.  Oggi, a 18 anni di distanza da quell’accordo, ci apprestiamo ad andare a Parigi con contributi nazionali supportati da impegni già resi espliciti da parte di tutti i Paesi che coprono ad oggi il 95% delle emissioni mondiali.   Dunque, dal 13% siamo passati al 95% e ci sono le condizioni per coprire il 100% o almeno avvicinarci molto a questo dato. La sensibilità verso questo problema, per fortuna, è assolutamente diversa e con tante implicazioni. Prima di tutto il grande messaggio che si trasmette all’economia mondiale: se tutti i Paesi si impegnano verso il raggiungimento di un determinato obiettivo, allora anche i mercati dovranno adeguarsi».

L’Italia su vincoli e sanzioni.
«La nostra posizione - ha aggiunto Galletti - è chiarissima:  abbiamo firmato un accordo tra tutti i 28 Paesi europei che impone la riduzione di co2 entro il 2030 di almeno il 40% ed è un obiettivo vincolante, con sanzioni. Quindi, indipendentemente da quello che capiterà a Parigi, noi l’obiettivo lo abbiamo già fissato e andremo alla Cop21, sia come Paese che come Ue, chiedendo a tutti gli altri Stati di impegnarsi almeno quanto ci siamo impegnati noi e con le stesse garanzie che stiamo offrendo. Dunque, la nostra posizione è già concordata, si tratta di una posizione che ci vincola e ci permette di andare a Parigi dando il buon esempio, perché noi da questo punto non torniamo più indietro».

La posizione italiana.

«Andiamo a Parigi con l’idea che un accordo è indispensabile. C'è ancora molto da fare, ma già a questa Pre-Cop passi in avanti se ne sono fatti, molto tecnici ma se ne sono fatti" "I dati sugli effetti dei cambiamenti climatici - ha detto il ministro - sono purtroppo certi e noti a tutti.  Sul tavolo abbiamo diverse ipotesi sul tavolo, un segnale fortissimo sarebbe l’istituzione di una carbon tax, ma con estremo realismo politico ritengo che non bisogna sottovalutare altri aspetti".

Parigi rappresenterà comunque una svolta, il problema di fermare l’innalzamento della temperatura globale sotto i 2,7 gradi esiste, perché ancora non abbiamo in campo azioni che ci permettono di arrivare all’obiettivo ambizioso che avevamo fissato sotto i 2 gradi, ma un fattore fondamentale può essere la creazione di una governance del processo, con monitoraggio e revisione ogni cinque anni dei progressi compiuti, come anche la trasparenza, cioè sul mondo in cui questi dati verranno forniti dagli Stati».